UNITO: Cronache dalle elezioni studentesche

Il biennio studentesco 2019-2021 è stato pienamente stravolto dalla vicenda pandemica. I rappresentanti degli studenti hanno iniziato il loro mandato nel solco di alcuni eventi particolarmente significativi. Il primo era, a livello politico regionale, con la campagna elettorale che ha visto trionfare il centro-destra guidato da Alberto Cirio, immutato nelle politiche sul diritto allo studio. Il secondo era l’elezione del Rettore, che andava a sostituire un uomo particolare come Gianmaria Ajani e doveva ridefinire un programma alternativo rispetto alla stagione di svendita quasi totale degli ambienti universitari ai privati. Nei fatti questo secondo evento si sta prospettando particolarmente favorevole vista la discontinuità proposta da Stefano Geuna.

L’appuntamento elettorale cade in un momento ancora sofferente e delicato. Da una parte c’è il COVID, che si è rivelata una esperienza inedita e impegnativa ed ha occupato circa il 60% del mandato dei rappresentanti uscenti. Dall’altra c’è il tema caldo del diritto allo studio, che va inteso sotto una molteplicità di fattori e che è tornato ad essere oggetto di una minaccia, visto il governo regionale a trazione leghista.

In questo contesto si colloca il voto di martedì 30, mercoledì 31 marzo e giovedì 1 aprile. Le elezioni per la prima volta nella storia dell’ateneo si sono celebrate in maniera completamente telematica. Questa modalità ha presentato sin dall’inizio la forte mancanza di innovazione negli strumenti di cui dispone l’università. Basti pensare che le date fissate erano il 23, il 24 e il 25 marzo e sono state spostate di una settimana.

Globalmente il voto studentesco presenta caratteristiche molto interessanti. Le più succulente si provano a descrivere. Rispetto al 2019 é aumentata l’affluenza. E su questo il balzo avanti è stato notevole. Rispetto a due anni fa, oltre a un aumento di elettori, sì è verificato un aumento degli iscritti all’Università di Torino tant’è che risultano essere 5522 in più.

Se si pensa a due anni fa, gli elettori dei collegi del Senato Accademico - che sono passati da 2 a 3 - aumentano all’incirca tra i 10 e i 15 punti percentuali. Gli altri organi maggiori, il Consiglio di Amministrazione, il Comitato Unico di Garanzia, l’Assemblea Regionale per il Diritto allo Studio e il Comitato Universitario per lo Sport, registrano invece un aumento netto di 8-9 punti sugli elettori. Il dato positivo si declina anche per i Consigli di Corso di Studio e per i Dipartimenti e le Scuole. Già questi dati descrivono un raddoppio se non addirittura un incremento di tre volte del numero di votanti. Globalmente l’affluenza è del 16,77%, un vero e proprio record rispetto al trand che si aggirava attorno al 6/7%. Probabilmente il fatto che le elezioni si siano svolte interamente ed esclusivamente in forma telematica ha aiutato la partecipazione di una base elettorale più larga.

Se si guardano gli organi maggiori singolarmente non si trovano grosse sorprese nei risultati, se non un aumento esponenziale nei voti di tutti. Studenti Indipendenti, storica organizzazione indipendente da gruppi e movimenti esterni agli atenei e legata a livello nazionale al Link, padroneggia, seguita dal collettivo giovanile ciellino Obiettivo Studenti, dalla Rete Universitaria Nazionale (di area GD), da UDU Torino - che ha registrato uno dei balzi in avanti più significativi, talvolta superando la RUN - , dai Giovani Comunisti e da altri collettivi più o meno conosciuti. Tendenzialmente questo è l’ordine, seppur in alcuni organi non tutte le liste si siano presentate.

Un aspetto particolarmente interessante che le elezioni universitarie al tempo del COVID regalano risiede nella presenza di nuovi gruppi che si sono presentati negli organi maggiori, nelle scuole, nei dipartimenti e nei consigli di corso di studio. Due fra questi sono Antitesi e Sìamo Futuro, comitato studentesco figlio della Lega giovani. Queste realtà hanno una particolarità che serve per introdurre al voto negli organi minori. Essendo nuove, non hanno ottenuto numeri alti negli organi maggiori, ma hanno visto un’espressione di consenso più ampia in quelli minori. È emblematico vedere come nei dipartimenti e nei CCS i voti di preferenza ai singoli candidati abbiano, sommati, dato una quota molto vicina se non uguale al totale di lista. Questi sono i casi in cui i candidati utilizzano la loro figura per farsi portavoce della causa ed arricchire la partecipazione al proprio collettivo, anche se non tutte le intenzioni sono nella causa della comunità. Stesso copione vale pure per le liste di nascita decisamente recente, come Universi.TO e RappresentaTO, che già alle scorse elezioni avevano presentato i loro simboli ma agendo sulla forza dell’individuo e non sul collettivo.

Sugli organi minori occorre spendere ancora qualche parola in merito ad alcuni dati sorprendenti. Il primo è la carenza di personale nelle candidature e la scarsa varietà di liste; questo riguarda sia i gruppi più impegnati politicamente sia quelli che hanno scelto di proporsi come apolitici. Il secondo è l’oggettiva supremazia di liste apertamente progressiste nei dipartimenti umanistici. A Torino questi sono quasi sempre stati un feudo abbastanza certo ciellino. Sin dai risultati provvisori quest’anno la tendenza pare essere invertita e l’ordine vede primeggiare Studenti Indipendenti, seguiti da Obiettivo Studenti e dai Giovani Comunisti. A giudicare da questa prima occhiata si può evidenziare un aspetto rivoluzionario per Palazzo Nuovo, dovuto dall’impegno instancabile e dall’attività continua di chi è arrivato per primo anche durante l’emergenza.

I restanti dati dimostrano principalmente uno specchio sociale: le vecchie facoltà di economia, giurisprudenza e management si confermano sede indiscussa di un elettorato centrale. Infatti primeggiano i ciellini, la RUN e le sensibilità più centriste, oltre che l’esordio di Sìamo Futuro, il collettivo degli studenti leghisti. Particolarmente toccante é il voto al FUAN, che, seppur limitatamente, aumenta soprattutto in quei corsi di cui la politica e il diritto sono materie caratterizzanti.

In sostanza l’alta affluenza ha favorito le liste anche se non in tutti i casi. Quest’anno é aumentato il solco tra le liste più rappresentative come Studenti Indipendenti, UDU e Obiettivo Studenti e quelle più minoritarie, FUAN e FGC. Globalmente negli organi maggiori c’è un dato non indifferente che riguarda due liste in particolare, UDU e RUN. Tra di loro sembra essersi ridotto il gap che alle scorse elezioni era più significativo. Generalmente tra le liste elettorali c’è una tendenza che colpisce quasi tutti i collettivi e riguarda un tema che da anni si combatte, ovvero la personalizzazione della campagna per mano dei candidati. Serve riportare l’attenzione sui temi che propongono i collettivi più che alla visibilità unica e mera del singolo individuo.

Si può evidenziare dalle urne digitali di UniTo che la componente studentesca aveva necessità di rispondere, ma soprattutto questo periodo delicato ha solleticato la coscienza di chi di solito si faceva spettatore. Globalmente le liste più rinomate hanno avuto il dovuto riconoscimento. Basti pensare a Studenti Indipendenti o all’UDU, che, in alcuni casi, è riuscita triplicando i voti a superare la RUN. Chi ha votato si è sentito domandare dal voto chi in questo biennio dominato dal coronavirus si è dimostrato attento alle esigenze in più occasioni come un megafono di fronte alle istituzioni.

La lotta che va portata avanti non si chiude, anzi. Alla luce di questo, però occorre coraggiosamente essere attenti al richiamo della storia. In molti luoghi si invoca l’unità con l’obiettivo di un Nuovo Umanesimo. Provochiamoci chiedendoci se non sia il caso anche a livello studentesco e giovanile di proporre una sfida innovativa, che aiuti l’università a divenire sempre più uno spazio di opportunità e di pensiero intellettuale al posto di uno studio fine a sé stesso.

 

Alessandro Ritella