UK: Filippo, un uomo nobile, ma non troppo

A tutte le riflessioni che si possono fare in merito alla materia nobiliare, aristocratica e reale bisogna affermare il massimo rispetto per il lutto di questi ultimi giorni e per la delicatezza della fase che il Regno Unito vive.

Ciononostante guardare i movimenti della monarchia inglese serve per capire due aspetti: il primo è dove va il Regno Unito e dove ispira il Commonwealth e il secondo è dove traina le relazioni internazionali. Banalmente si pensi ai due atteggiamenti degli anglosassoni e dei loro eredi statunitensi rispetto alla pandemia. I primi, dopo un iniziale accordo con i secondi sulla sottovalutazione dell’emergenza sanitaria, si sono presentati a livello internazionale fra i più assoluti rigoristi. I secondi hanno risposto nel mese di novembre cedendo la Casa Bianca a Joe Biden.

L’argomento di oggi che vede protagonista la Casa reale britannica è la triste notizia del decesso del principe consorte quasi centenario, Filippo Mountbatten. I messaggi di cordoglio bipartisan sono dovuti, ma la solita cantilena pomposissima e di necrologio non richiesto poteva evitarsi quanto meno si guardi il curriculum che si presenta da solo con alcune affermazioni in momenti più o meno istituzionali.

La più agghiacciante frase pronunciata soprattutto in relazione a cosa avremmo vissuto in anni non sospetti è stata: Se dovessi reincarnarmi vorrei essere un virus letale per eliminare la sovrappopolazione, la crescita dell’uomo è la più grave minaccia per il Pianeta. È evidente che ci siano frasi che possono essere interpretabili come battute e che va bene da conservare come tali, ma in una certa posizione il limite fra decorosità e imbarazzo è molto labile. Si propongono alcune fra le più contestabili per dimostrare il dato di volontà di possesso talvolta ingiustificato che si arroga una monarchia e quello di sufficienza importato anche nel resto d’Europa.

Nel 2003 al presidente della Nigeria, vestito in abiti tradizionali, si rivolse dicendogli Ma che ti sei messo, il pigiama?, mentre l’anno prima all'ambasciatore aborigeno William Brin chiese E la lancia dove l'hai lasciata?. Non si è lasciato scappare ad una donna africana in Kenya nel 1984 una domanda buffa come lei cos'è, una donna? e ad un club giovanile del Bangladesh nel 2002 un’esortazione imbarazzante come tirate fuori la droga. Sono questi alcuni esempi di un’ideologia di controllo e di governo del bianco sulle popolazioni nere o sui popoli più deboli. Nei fatti la sicurezza in questi inciampi è sintomo del desiderio di rimanere nel proprio circolo e farsi i propri conti.

Ancora, nel 2002, ad un bambino sulla sedia a rotelle disse Mi fai fare un giro?. Durante la recessione nel 1981 ai disoccupati, ricordando abbastanza la regina Maria Antonietta di Francia alla vigilia della Rivoluzione, disse Di che vi lamentate, ora avete tanto tempo libero, mentre ad un istituto femminile scozzese nel 1961 sfoggiò un sessismo abbastanza ridicolo con un Cucinate malissimo. Altre pillole arrivano dalla legittimazione confermata dai sudditi stessi di essere l’unico orizzonte serio, l’unico ente in grado di garantire stabilità politica e sicurezza valida per il popolo inglese. E sono la prima dichiarazione di intenti della cultura anglosassone e dell'influenza nella società.

Non si è mai risparmiato nemmeno le battute più infelici contro fanciulli e ragazzi, come al tredicenne Andrew Adams, che sognava di andare nello spazio, si rivolse dicendo Sei troppo grasso per essere un astronauta. Quest’atteggiamento è in voga per la politica da un po’ di anni. Si può dire che il bodyshaming e l’accanimento contro le giovani generazioni, specie le più vulnerabili, siano un argomento che riempie la bocca di vari attori della Cosa Pubblica. Ci si aspetterebbe un comportamento così più dal senatore Gasparri, già al centro di dibattiti via social di questa natura, che dal principe consorte inglese.

Il meglio lo ha riservato probabilmente nelle visite istituzionali all’estero. L’episodio più emblematico e degno di nota fu nel 2000. Filippo e la Regina Elisabetta erano in Italia e, durante la cena con il Presidente del Consiglio Giuliano Amato, che aveva appena offerto loro alcuni tra i vini italiani più buoni e costosi, rispose: Dammi una birra. Non mi importa di che tipo, dammi solo una birra. Le cene e i doni che fanno solo venire l’acquolina in bocca a guardarli sono, al netto della cortesia, un segno di riconoscenza del paese ospitante nei confronti dell’ospite.

Il rispetto nei riguardi della corona inglese è sempre stato dovuto e la forte immagine è sempre stata portata avanti e sopra alle questioni politiche più meritevoli di attenzione. Non si mette mai in discussione il lutto di una persona, ma le cerimonie dalla stampa o da vari organi che sono intervenuti a un uomo con una carriera del genere sono fuori luogo.

Fondamentalmente la grossa polemica che si può fare è nell’interesse di tutti coloro che si possono essere sentiti offesi da un’istituzione, che possono avere subito la superiorità della monarchia e soprattutto della monarchia più visibile e servita del mondo. La si può rivolgere nel merito delle frasi dette e ne si può parlare in tema di rispetto istituzionale verso culture diverse.

Per gli osservatori, i critici e i commentatori, si faccia meno proselitismo alla nobiltà in cerca di sfogo e si dia più ascolto alle esigenze delle frange estreme soprattutto se dimenticate dalle disuguaglianze.

 

Alessandro Ritella