TORINO: Stiamo giocando col fuoco!

La fase due è iniziata. Dobbiamo convivere con il virus, dobbiamo uscire per lavorare e portare avanti le pratiche interrotte per due mesi, due mesi molto lunghi. Pratiche che vanno dalle più necessarie in termini materiali a quelle vitali in termini umani.

Le città si sono risvegliate in questa settimana di ripresa e il weekend lo ha dimostrato abbastanza bene. In molte grandi città, nelle ultime sere, si sono viste immagini che pensavamo non si sarebbero riproposte. Soprattutto Torino, nella zona dei Murazzi, è stata teatro di assembramenti chilometrici, in cui il rispetto delle norme anti-contagio è stato calpestato.

È vero che ora bisogna ricominciare a vivere e dunque anche incontrare gli amici, però serve cambiare atteggiamento o meglio riconoscere che non si può uscire e stare in compagnia come prima. Non è ancora finita l’emergenza.

Sia nella notte tra venerdì e sabato sia tra sabato e domenica la situazione mostrava scene incredibili. Erano molto numerosi i gruppi di persone ammassati in piazza Vittorio ed in tutto il lungofiume, radunati lì o per consumare cocktail nei bicchieri di plastica e alcolici comprati dai piccoli alimentari oppure molto più semplicemente per ridere e scherzare e stare insieme dopo la fine di un periodo molto lungo di solitudine e talvolta di noia che magari a potuto addirittura evolvere in qualcosa di peggio.

Non si nega che probabilmente una risposta così dalle fasce più giovani della società potesse arrivare. É soprattutto in quella fascia d’età che si sente molto forte il desiderio di incontrarsi tra amici, di divertirsi insieme, di parlare, di relazionarsi, ma al tempo stesso non era neppure da considerarsi scontato che ci sarebbe stata questa reazione. In questi giorni se ne sono sentite molte e qualcuna era davvero molto pesante. Questi ragazzi che, comportandosi così, sono andati oltre alle regole, non meritano di essere colpevolizzati per una situazione generale molto delicata come è successo in questi giorni. Non è intenzione di nessuno giustificarli, anzi. Hanno sbagliato ad affollare in quel modo le vie del centro di Torino, non osservando neppure i comportamenti più elementari, come indossare la mascherina o stare ad un metro di distanza, però non bisogna lasciarsi prendere da giudizi istintivi o da proposte di controlli selvaggi o coprifuoco 2.0. Sopratutto se all’indomani di questi fatti non ci sono solo i giovani ad ammucchiarsi per congedare la fase1.

E qui si aggiunge un’altra vicenda. Di fronte alla Gran Madre, due giorni fa, si è creato un nuovo motivo di assembramento con il passare delle Frecce Tricolori.

La Pattuglia Acrobatica Nazionale dell’Aeronautica militare sta effettuando, toccando tutte le regioni italiane e abbracciando simbolicamente tutto il Paese, questi spettacoli in segno di unità, solidarietà e ripresa. Non si nega in questo caso la meraviglia di fronte allo spettacolo delle Frecce Tricolori, ma in questo momento sarebbe stato meglio non farsi prendere dallo stupore.

Sono più che felice di complimentarmi con i torinesi e riconoscere l'impegno, loro e di noi come Istituzioni, quando le cose funzionano. Ma questo non è stato il caso” è stato il commento della sindaca di Torino Chiara Appendino, che ha prontamente scatenato la polemica da parte di chi sostiene che quanto accaduto fosse prevedibile.

Non c’è nulla contro lo spettacolo delle Frecce Tricolori. Sono un simbolo di unità nazionale, però questo momento in cui sono vietati assembramenti e manifestazioni di piazza che comunque invitano le persone a scendere in piazza meritava più prudenza. Sicuramente da parte dell’amministrazione comunale che, evidentemente, si ritrova ancora una volta bersagliata dalle critiche pesanti dati già i precedenti di due anni fa in piazza San Carlo e sicuramente da parte di chi è andato di fronte alla Gran Madre non ricordando che i tempi di Lockdown hanno visto diversi momenti di celebrazione vissuti in maniera decisamente ridimensionata.

Ribadendo che il compito di ciascuno, non deve essere un processo sommario a chi, preso da comprensibile debolezza di fronte a una situazione delicata, si è lasciato andare, la presa di coscienza deve essere molto più generalizzata e attenta sul comportamento personale di ciascuno.

Alessandro Ritella