TORINO: Quando la tensione sociale diventa violenza!

I fatti accaduti in corso Giulio Cesare a Torino meritano una spiegazione e soprattutto il massimo della lucidità perché sulle periferie - e soprattutto su certe zone - non è più accettabile scherzare o continuare a girare la faccia dall’altra parte.

Ma andiamo con calma. Proviamo a raccontare cosa è successo domenica 19 aprile in Barriera di Milano. Nel primo pomeriggio è avvenuto uno scippo di una collanina d’oro ai danni di una anziano per mano di due marocchini, che ha prontamente avvertito la Polizia. Gli agenti hanno tempestivamente trovato e arrestato i rapinatori, ma pochissimi istanti dopo la situazione è degenerata. Una cinquantina di anarchici infatti si sono riversati in strada occupando il corso, invitando la popolazione a scendere in piazza contro le restrizioni e scagliandosi verbalmente contro le forze dell’ordine.

La Questura ha inviato rinforzi sul posto e gli agenti hanno compiuto un’operazione che ha visto l’arresto di sei persone, di cui quattro per resistenza a pubblico ufficiale, e due per rapina, e circa 40 persone denunciate per violazione delle misure contro il Coronavirus, che saranno multati.

In totale, durante gli scontri, sono rimasti feriti sette poliziotti.

Forse un bollettino più drammatico dei molti inviati quotidianamente dalla Protezione Civile in questi giorni. Sicuramente lo è dalle parole degli anarchici: La violenza ormai a briglia sciolta della polizia si è manifestata oggi in maniera esemplificativa in un fermo che aveva il sapore di un'aggressione. Così chiara che in interi isolati di c.so Giulio Cesare a Torino le persone vedendo la scena non sono rimaste zitte e molte sono scese in strada. Tra loro anche quattro compagni buttati a terra, trascinati e portati via da un esercito velocemente giunto a reprimere la situazione. Decine e decine di individui in strada e centinaia dalle finestre hanno inscenato una vera e propria protesta, nonostante le difficoltà perché, c'è un limite di sopportazione all'ingiustizia e ciò che è accaduto questo pomeriggio lo dimostra. Ciò che è accaduto non passerà però in sordina. Parole che descrivono una realtà ancora difficile sia per i territori più disagiati sia per tutti quei luoghi aggregativi e centri sociali che nelle loro zone si attivano per fronteggiare l’emergenza adesso e nel normale corso dell’anno si impegnano a livello culturale o a livello pratico con iniziative in favore di alcune categorie.

Sicuramente è un bollettino drammatico perché ancora una volta in queste ore, davanti a questa vicenda, c’è chi continua a mettere sullo stesso piano chi con coraggio e concretezza dà un contributo e chi saccheggia. A monte c’è una questione profonda, che non va confusa con la situazione di disagio che si vive in questi ultimi tempi, e riguarda intere zone della città di Torino, quartieri strategici e potenziali risorse per lo sviluppo territoriale. È il tema delle periferie che deve impegnare più seriamente lo spazio politico perché è da lì che una massiccia quota di istanze favorevoli al nazionalismo dilagante e al saziare unicamente gli appetiti del presente è partita. È lì che l’indifferenza di una classe politica ha generato la formazione di gruppi molto radicali e radicati talvolta nella cultura più becera dell’odio e della ristrettezza.

Visto questo sfondo complicato, si deve considerare che ci sono delle scorrettezze da parte del gruppo degli anarchici che è sceso in strada violando le effettive misure date dal governo per fronteggiare l’emergenza. È vero che gli attacchi ai centri sociali e alle organizzazioni attive sul territorio che cercano di trasmettere diritti meritano una risposta informata sulle loro reali istanze, però in questo caso la risposta agli strumenti utilizzati per fronteggiare la criminalità e la delinquenza doveva essere più attenta. Da un’altra parte non si deve certo perdere di vista che gli scontri sono stati scatenati a seguito di un’azione illegale e scorretta che non merita giustificazione. Forse è il caso di fare attenzione a generalizzare sempre al tempo delle etichette per passione e di agire concretamente per non creare “martiri educativi” o miti per fomentare la delinquenza.

Alessandro Ritella