TORINO: intervista a uno dei fondatori del Fridays for Future

A pochi giorni dal primo compleanno del movimento Fridays For Future e a poche settimane dall’annuncio del raduno internazionale del prossimo agosto a Torino, sono andato ad intervistare il caro amico Mattia La Face. Studente liceale maturando è fra i coordinatori del movimento a Torino.

Come è iniziato il tuo interesse verso i temi ambientali e il conseguente coinvolgimento nel movimento?

Il mio interesse c’è da molto tempo grazie soprattutto a mia mamma, che mi ha accompagnato a conferenze sin da quando ero piccolo. Lei ha giocato un ruolo importante in questo mio interesse, poi, maturando, ho cercato di costruirmi una mia formazione, cercando online materiale e leggendolo.

In Italia il movimento è nato verso gennaio e Torino è stata una delle città pioniere insieme a Milano e Pisa. Il primo raduno è avvenuto il 29 dicembre 2018. Il mio avvicinamento é stato alla fine di gennaio 2019 ed è avvenuto in modo completamente spontaneo in quanto mi sono coinvolto dalla lettura di notizie riguardo alla figura di Greta Thumberg e della modalità di sciopero. Ho contattato la pagina Facebook nazionale, che mi rispose prontamente telefonandomi, e poi quella torinese, di cui sono diventato parte più attiva. I primi a gestire il livello nazionale erano adulti, ma pian piano hanno aperto la partecipazione a figure più giovani. Man mano, partecipando alle iniziative sia più piccole che più grandi, sono stato coinvolto anche nell’organizzazione.

Come siete organizzati?

Dal livello nazionale, il movimento ha una struttura libera per essere aperti, inclusivi e trasparenti. A Torino si è regolamentato un po’ meglio con dei ruoli. Inizialmente un gruppo di una decina di persone portava avanti le attività anche dal punto di vista burocratico. Comunque Torino non è l’unica, fra le grandi città, ad avere un movimento un po’ più strutturato. A livello nazionale esiste momentaneamente un coordinamento composto da due persone per città che sono suddivise per tematiche in gruppi di lavoro. Esistono circa 150 gruppi locali.

A livello nazionale si cerca di trovare una linea unitaria. Esistono varie battaglie in cui ci sono diverse vedute all’interno degli stessi gruppi locali o dello stesso gruppo nazionale, per esempio qui a Torino con la TAV si è scelto di non schierarsi ufficialmente, ma si sta pensando di prepararsi con dibattiti scientifici. Il motore che ci tiene tutti uniti è la crisi climatica, cercando di salvare il salvabile. La scienza ci offre mille e un modi per risolvere la questione.

Un piccolo passo indietro, cioè a monte rispetto alla tua personale esperienza: qual è il motivo principale che spinge tanti giovani a essere coinvolti dal Fridays For Future direttamente o indirettamente?

Io vedo un duplice motivo: da una parte la nostra inclusività e apertura, ognuno può partecipare alle assemblee e portare un contributo alla discussione; dall’altra lo scendere in piazza e partecipare alle manifestazioni da la sensazione a molti di rivolgersi direttamente alla politica e facendo politica in prima persona. Di fatto Fridays For Future prova ad avvicinare masse a questioni politiche in tempi difficili dal punto di vista storico, politico e culturale in cui la politica è vista lontana.

Non trovi in molti, nonostante la folta partecipazione agli scioperi, una specie di incoerenza di fondo? Intendo dire: non vedi, nonostante tanta gente venga quando convocate gli scioperi, un comportamento comunque non del tutto rispettoso?

Sotto il profilo dell’incoerenza devo dire che noi organizzatori siamo tutti interessati ai temi e cogliamo l’importanza e la difficoltà della sfida. Cerchiamo di essere sempre molto attenti proprio perché siamo ben consapevoli che il minimo passo falso può essere fatale in quanto può essere male interpretato e mal riportato. Dal punto di vista di chi partecipa, particolarmente all’inizio, abbiamo visto episodi incoerenti sia tra chi ha partecipato alla manifestazione e tra chi è un po’ più attivo. È difficile agire su questi soggetti in quanto è agire su una massa in generale. Per quanto ci riguarda purtroppo è la norma, ma il nostro è un invito, seppur i nostri mezzi siano limitati, al rispetto delle regole. Cerchiamo di essere degli esempi anche nelle nostre vite di studenti o comunque come cittadini attenti. Per esempio a me capita di interfacciarmi soprattutto a scuola con qualcuno che si dice apertamente disinteressato al problema che noi manifestiamo, nonostante io cerchi spesso di sensibilizzare anche i miei compagni.

Credete che la politica e le istituzioni siano ancora molto ferme sui temi per i quali manifestate, nonostante spesso si senta un’attenzione maggiore?

Dal punto di vista locale, abbiamo avuto modo di incontrare le istituzioni negli ultimi mesi, sia il Comune di Torino che la Regione Piemonte. In luglio la giunta comunale della città di Torino ha dichiarato un’emergenza climatica e ambientale come altre cittadine nella provincia. Eravamo felici nel luglio scorso. Nella mozione presentata in estate si erano posti obiettivi interessanti ed ambiziosi. Dopo di che era stato anche detto che entro il 1 gennaio 2020 sarebbe stato presentato un piano per la riduzione delle emissioni sul territorio. Ad oggi non si è ancora in possesso di informazioni nemmeno sul lavoro in corso. Eravamo fiduciosi a luglio, ma ora stiamo sull’attenti in quanto appunto non ci è stato comunicato nulla e ci era stato detto che saremmo stati resi partecipi di ogni scelta soprattutto sui parametri ambientali. Di partenza infatti la giunta avrebbe presentato delle proposte a noi, che, coadiuvati da un gruppo di esperti vista la nostra giovane età e la mancanza da parte di alcuni di noi di competenze specifiche, le avremmo viste esprimendo il nostro parere.

Dal punto di vista regionale, bisogna aprire un discorso sulla differenza della giunta. Ultimamente siamo stati ricevuti varie volte per discutere la dichiarazione di emergenza climatica, tuttavia questa è stata messa ai voti tre volte ed è stata bocciata in tutte e tre le sedute del Consiglio Regionale. La maggioranza attuale si è posta contraria con tesi antiscientifiche, negazioniste ed addirittura intimidatorie nei nostri confronti. Ci ha sconvolto sotto certi aspetti soprattutto quest’ultimo atteggiamento in cui alcuni esponenti di maggioranza sono andati a ledere alcuni di noi e Greta. Ci dispiace che le tematiche non vengano considerate e anzi disprezzate. Ci si è detto di fatto che le nostre sono solo critiche, che il problema ambientale esiste, ma va coniugato con altre priorità come il lavoro, che l’emergenza esiste ma non è responsabilità umana. È abbastanza interessante sentire queste dichiarazioni e vedere l’accoglienza fatta a Greta venerdì 13 in piazza Castello pavoneggiando in modo incoerente.

Invece dalle opposizioni: in Consiglio Regionale, che in realtà fino al 26 maggio era ancora maggioranza, e nel Consiglio Comunale di Torino che reazioni avete avuto?

In Consiglio Comunale a Torino non c’è stata alcuna mobilitazione e neppure alcuna richiesta circa la prosecuzione dei lavori sul piano. Anzi le uniche voci mosse riguardo questioni collegate ai temi ambientali sono state di polemica soprattutto alla limitazione del traffico.

In Regione c’è un buon rapporto di collaborazione con il consigliere Marco Grimaldi (Liberi Uguali Verdi). Infatti sostiene molte nostre battaglie.

Per quanto riguarda il punto di vista nazionale, nonostante, come nella dinamica regionale, ci sia stato un cambio di guida, come collabora Fridays For Future?

Il governo 5Stelle-Lega non ha mai mostrato interesse e, vedendo le dinamiche territoriali, ce lo si sarebbe aspettato soprattutto dai secondi. Adesso la situazione è cambiata. Ciononostante, abbiamo intravisto delle contraddizioni. Durante la prima fase, per due volte c’è stata la votazione in Senato di una dichiarazione di emergenza climatica, che avrebbe segnato un punto molto importante. Per queste due volte, la maggioranza non è arrivata e ci si è stupiti in quanto alcuni voti contrari vengono da una forza attualmente al governo, che sta proponendo una svolta green. Oggi, in terza lettura, è passata. Ora il governo Conte bis ha messo in campo proposte interessanti, come l’istituzione dell’ora di educazione ambientale dall’anno scolastico prossimo. L’ormai ex ministro dell’istruzione Fioramonti aveva dichiarato di non accettare collaborazioni per i progetti di Alternanza Scuola Lavoro con agenzie e aziende che lavorano nell’ambito dei combustibili fossili.

Cosa ne pensi della formazione all’interno delle scuole riguardo questo tema?

Nel nostro percorso, si è intrapreso un tentativo di dialogo con le scuole. Va detto che abbiamo incontrato un fenomeno che non ci aspettavamo ed è una attenzione particolare da parte degli insegnanti; infatti agli scioperi generali partecipa anche un bel gruppetto di Teachers For Future, che è una realtà che prova a diffondere qualche contenuto e una sensibilità all’interno del contesto scolastico. Stanno ottenendo dei risultati anche perché possono essere più incisivi negli organismi scolastici. Cerchiamo anche di fare pressioni ai dirigenti scolastici e alle consulte perché possono decidere e valutare la progettualità e la programmazione. Abbiamo in questo periodo anche stretto concretamente contatto con alcune scuole. La possibile istituzione dell’ora di educazione ambientale, sperando che riesca a divenire realtà davvero l’anno scolastico prossimo, è un momento interessante di formazione nelle scuole, già dalle prime fasce d’età che risentono la questione.

Durante l’incontro torinese di venerdì con Greta Thunberg in piazza Castello è stato detto che tutti i giornalisti erano lì solo perché c’era Greta e che durante il corso dell’anno non vi viene data visibilità. Rinnegate ciò che è stato detto o sostenete veramente che i giornalisti non vi diano visibilità?

Abbiamo espresso un concetto leggermente diverso, cioè che ci sia visibilità sulla questione ambientale nel momento degli scioperi e in occasione della presenza di un importante personaggio come Greta Thunberg, tuttavia ciò che desideriamo é che non l’attenzione sia per noi, ma ai temi. Non è nostro interesse finire sui giornali come persone, ma vogliamo che si faccia formazione e cultura. Sul fatto che venerdì 13 dicembre c’era Greta, l’attenzione grande notata ci ha lasciati stupiti, anche se ci ha fatto piacere della grande quantità in piazza. Ogni giorno ci deve essere attenzione sulle tematiche, non solo durante gli scioperi. Nelle scorse settimane Madrid ha ospitato la COP25, che ha avuto un silenzio inaccettabile da parte della comunicazione, equiparabile a quella di Glasgow di 10 anni fa. Di nuovo, queste notizie non dovrebbero essere irrilevanti, ma riprese e non a sprazzi.

Ci sono testate, al di là delle idee che diffondono, che sembra abbiano come unico obiettivo la denigrazione nei confronti di vaste categorie. A volte o le testate o esponenti di spicco utilizzano parole solenni anche contro di voi, contro Greta. Come ti riesci a capacitare di questo? Come reagite di fronte a questi attacchi?

Notiamo tutto e la nostra strategia è proprio di non scendere alla polemica. Non ci concediamo a certe violenze verbali. Le critiche distruttive per noi non solo non sono oggetto di interesse, ma sono motivazione in più per incoraggiarci ad andare avanti. A mio modo di vedere, una ragazzina di 16 anni che partecipa a grandi eventi in tutto il mondo e parla di fronte a tante piazze può essere vista molto male da chi magari non ha avuto le sue stesse opportunità.


Alessandro Ritella