TORINO: Il fallimento di una città che non sa conservare i suoi tesori

Questa settimana sul finire ha visto uno degli eventi più drammatici che possano accadere in una società civile. Soprattutto nel tempo della tecnologizzazione continua. La libreria Paravia di piazza Arbarello ha chiuso il 28 dicembre per le feste e non ha più riaperto. 

Nadia e Sonia, le due sorelle titolari, hanno dato l'annuncio su Facebook: "Abbiamo ereditato da nostro papà questo affascinante mestiere e abbiamo investito tutte le nostre energie per cercare di farlo nel miglior modo possibile. Vogliamo ringraziare i clienti che siamo riuscite ad avvisare di persona e che ci hanno dimostrato stima ed affetto: ci avete commosso!".
Sarebbe bello poter ricopiare il loro lungo messaggio, ma credo che la chiusura di una libreria storica, come la Paravia, sia degna di nota per la portata che un qualcosa del genere ha e non deve danneggiare ulteriormente la vita culturale di una comunità.

"Questo - continuano nel loro saluto - è il prezzo che si paga ad essere librerie indipendenti: i ricavi coprivano a malapena i costi, non era più sostenibile". Quando un'attività nata nel 1802 che ha il vanto di essere la seconda libreria più antica d'Italia arriva alla chiusura dopo una diminuzione dell'affluenza importante da tempo non è certo responsabilità dell'arretratezza culturale o dell'inesperienza di chi la gestisce.

Nei fatti c'è da considerare un doppio tema in quello che è avvenuto: il primo, che esiste una continua e irrefrenabile ascesa della supremazia della tecnologia e della informatizzazione e non si sta rispondendo adeguatamente e il secondo è collegato in realtà al primo e riguarda l'incomunicabilità tra il progresso in questi termini e la cultura ancora cartacea fatta di materiali fisici e tangibili, di concreti mezzi di studio e di diffusione.

Quando si sente dire da chi oggi viene travolto dall'avanzare dello sviluppo informatico che Amazon costituisce il principale problema alla sopravvivenza dell'attività, vuol dire che siamo ancora nella fase di assaporamento iniziale dei nuovi sistemi in un'epoca in cui ci sono già i robot umani. Quella rivolta nei confronti del commercio online non è una mera accusa, ma è la comprensione del fatto che ha attirato i clienti per pure strategie commerciali neppure troppo cortesi nei confronti del materiale oggetto di vendita in quanto non è riducendo i prezzi che si rende accessibile l'informazione e la comunicazione.

La pecca maggiore è ancora una volta per la politica, che non affrontato in modo deciso la questione culturale.
In Italia infatti manca una legge che tuteli i librai e li aggiorni alla luce della rivoluzione digitale che si è fiondata da tempo. Mancano ancora ai librai, ai bibliotecari, a chi lavora dietro le quinte dell'istruzione e della formazione, i mezzi per la convivenza e la cooperazione tra cartaceo e digitale.

Si spera che la Paravia sia l'unica o comunque una isolata vittima che faccia da motore per lavorare in una direzione alternativa.

Alessandro Ritella