SPORT: Calciatori usati come carne da macello

Sono oramai troppi i calciatori positivi al COVID-19 per non parlare di un tema che a chi ama questo sport non può non stare a cuore.
Siamo davanti ad una situazione che è davvero agghiacciante: non c'è giorno, infatti, durante il quale non arriva la notizia di qualche calciatore che risulta positivo al CORONAVIRUS. Milan, Sampdoria, Genoa, Napoli, Sassuolo, PSG, Atletico Madrid solo per citarne alcuni sono i Top Club dove diversi nomi sono stati messi in quarantena perché trovati positivi. Per non parlare dei club minori di cui non si ha notizia perché, come è presumibile, dei dilettanti chi sene frega, no?

Ma davanti a tutto questo c'è solo una risposta: "il campionato non è a rischio. Si prosegue isolando i contagiati".
Ma davvero siamo ridotti in queste condizioni? Davvero per far muovere una macchina da soldi come il calcio bisogna mettere a rischio la vita dei giocatori? Davvero dobbiamo aspettare che qualche squadra non abbia più calciatori ( il Genoa ha 14 tesserati tra cui 11 giocatori positivi ) per giocare oppure che qualche giocatore sia in gravi condizioni per poter rivedere un attimo le nostre priorità?

Il mondo del calcio è lo specchio del nostro Paese. Davanti a posti di lavoro che licenziano i dipendenti perché positivi, davanti a posti di lavoro che non garantiscono la sicurezza per i propri dipendenti, davanti a situazioni di grave rischio, anche la FIGC dovrebbe prendersi le proprie responsabilità. Non si può continuare così. 

E' vero, sembra controcorrente prendere le parti di quelli che troppo spesso vengono definiti "quattro cretini che corrono dietro ad un pallone per milioni di Euro". Ma non è così: i contratti dei calciatori sono iper precari, esistono migliaia di giovani che vengono illusi da questo mondo per poi venire abbandonati "a bordo strada" da un momento all'altro vedendo i loro sogni svanire.
I soldi nella vita non sono tutto. Ma davanti ad una situazione come questa, forse, per ancora troppe persone lo sono. L'imprenditoria non può in nessun caso andare oltre ai diritti. Che sia quella legata al calcio o quella dei supermercati o del mondo degli e-commerce.
Al diritto di vivere in sicurezza davanti ad una Pandemia mondiale.

Non ci interessa sapere chi vincerà il campionato.
Non hanno fatto riprendere la Serie A per noi, per farci vedere il calcio la domenica. L'hanno fatto per i soldi degli sponsor, dei diritti Tv, per i milioni degli imprenditori che possiedono le squadre e che devono far girare i loro denari.
L'hanno fatto per loro. 

Le lobby sono più forti ogni giorno che passa in Italia come nel resto del mondo e i calciatori sono vittime di questo sistema. La situazione attuale ne è un esempio più che lampante.
Nel calcio, come in molti altri sport "di contatto" non è possibile gestire le misure di sicurezza sul distanziamento. Non si può giocare con la mascherina. Se a noi comuni mortali impediscono gli assembramenti, allora anche le partite di calcio vanno fermate. Per il bene di tutti.
Anche perché i calciatori hanno una vita fuori dal campo e, se positivi, possono essere un pericolo per le loro famiglie, per gli amici e per tutte le persone che con loro hanno contatti.

Basta mettere il business davanti a tutto. Chi ama il calcio lo vuole vedere nel rispetto della vita e della salute dei calciatori.

Gabriele Cannone