SMINUIRE I GIOVANI: La rovina di un Paese che pensa solo ai titoli!

Un articolo “lungo” - lo dichiaro da subito – zeppo di numeri, che prova a fornire una nuova prospettiva, un nuovo punto di vista, un'Altra Voce, dalla parte delle ragazze e dei ragazzi.

Agli inizi di dicembre mi era stato da poco conferito l’incarico, per il terzo anno consecutivo, in qualità di psicologa presso l'IIS Galileo Ferraris di Settimo e in quei giorni i media titolavano, con molto rumore, sui ragazzi italiani incapaci di leggere: Ocse-Pisa 2018, gli studenti italiani non sanno più leggere (www.corriere.it 03 dicembre 2019) / Scuola, rapporto Ocse-Pisa: solo uno studente su venti sa distinguere tra fatti e opinioni (www.repubblica.it 03 dicembre 2019) / Gli studenti italiani non sanno leggere: siamo al 25° posto su 36 (www.lastampa.it 03 dicembre 2019) solo per citarne alcuni, e, sui social, la notizia veniva riproposta e rimpallata/condivisa a più non posso, con conseguente corollario di commenti indignati, preoccupati, allarmati.

Mi è tornato in mente un libricino acquistato almeno un decennio fa: Cappuccetto Rosso nel bosco dei media. Comunicare l'infanzia e l'adolescenza in quotidiani e televisioni in Italia. A cura di Valerio Belotti, Guerini e Associati editore. Un'indagine sociologica che si proponeva di provare a dare una risposta a un quesito importante: “Qual è l'immagine che gli adulti hanno del mondo infantile? Si tratta di rappresentazioni radicate in una realtà oggettiva o sono piuttosto costrutti mentali prodotti ad arte dai media?” Se consideriamo i titoli sopra proposti forse riusciamo a dare anche intuitivamente una prima risposta. Pensando ai molti ragazzi e ragazze, con cui da anni lavoro, sono passata dallo scoramento all'amarezza, al desiderio di provare a mia volta a smascherare alcuni pregiudizi. Mi è venuta in soccorso una collega milanese che tra le prime, a mezzo social, ha provato a demistificare il messaggio facile, ad effetto e fuorviante, che i media ufficiali proponevano. Nel suo post su Facebook si domandava se i giornalisti avessero davvero letto il rapporto PISA redatto dall'Ocse* sulla rilevazione in 79 Paesi (nella rilevazione sono stati inclusi altri 43 Paesi oltre ai 36 dell'Ocse) su un campione di 600mila studenti quindicenni. In Italia la rilevazione ha preso in esame i test e i questionari di 11.785 studenti, in 550 scuole, rappresentativi di 521.223 studenti quindicenni (l’85% della popolazione totale dei quindicenni; il 100% della popolazione italiana di quindicenni si attesta intorno alle 613.200 unità).

Ora, se siete arrivati fino a questo punto della lettura, tornate in alto e rileggete i titoli che giganteggiavano sui quotidiani nazionali il 3 dicembre. L'esercizio consiste nel leggere i dati fedelmente copiati dalla sintesi del rapporto PISA: “Cosa sanno e sanno fare gli studenti in lettura: Iin Italia, il 77% degli studenti ha raggiunto almeno il livello 2 di competenza in lettura (media OCSE: 77%)”. Semplice vero? La media italiana e la media Ocse del livello 2 di lettura sono identiche. Andiamo a vedere cosa significa raggiungere un livello 2: “Come minimo, questi studenti riescono a identificare l'idea principale in un testo di lunghezza moderata, trovare informazioni basate su criteri espliciti, anche se a volte complessi, e possono riflettere sullo scopo e sulla forma dei testi se esplicitamente guidati”. Io direi che non è niente male per degli studenti quindicenni. Per quanto riguarda i top performer ossia le migliori prestazioni, ai livelli più elevati “circa il 5% degli studenti in Italia si colloca ai livelli più elevati (Livello 5 o 6) nel test di lettura PISA (media OCSE: 9%)”. Abbiamo quindi prestazioni elevate ed elevatissime in lettura raggiunte solo da 5 studenti su 100, da uno studente su 20. Ma parliamo di una competenza che a questo livello significa che: “gli studenti comprendono testi lunghi, trattano concetti astratti o contro intuitivi e stabiliscono distinzioni tra fatti e opinioni, sulla base di indicazioni implicite relative al contenuto o alla fonte delle informazioni – e ancora e più importante - Solo in 20 sistemi di istruzione (20 sui 79 Pesi in esame), tra cui quelli di 15 paesi OCSE, oltre il 10% degli studenti quindicenni ha raggiunto questi livelli”.

Le mie personali conclusioni sono che i quindicenni italiani sanno leggere, eccome.

Per quanto riguarda il peggioramento delle perfomance degli studenti italiani stigmatizzato dagli organi di stampa proporrei una differente lettura; le rilevazioni PISA vengono effettuate ogni tre anni, abbiamo quindi uno storico dal 2000 al 2018.

In pratica le rilevazioni sul grafico indicano una sostanziale continuità, ma da nessun articolo che ho preso in esame viene introdotta un'informazione che nella mia lettura è importante: “Nel 2018, circa il 10% degli studenti in Italia aveva un background migratorio, rispetto al 6% del 2009. Tra questi studenti, tre su sette erano svantaggiati dal punto di vista socio-economico”. Direi che anche qui possiamo rilevare che i nostri quindicenni esaminati sulla lettura in lingua italiana, di cui il 10% con background migratorio hanno ottenuto un punteggio che possiamo considerare abbastanza soddisfacente.

Insieme alle prove prettamente di performance, agli studenti sono stati sottoposti anche questionari per rilevare atteggiamenti e clima emotivo relativamente al mondo scuola. Come adulti, come adulti in molti modi responsabili del benessere dei nostri giovani (sorelle e fratelli maggiori, insegnanti, genitori, nonni, educatori, pubblici amministratori, in generale società civile) dovremmo altresì interrogarci e soprattutto attivarci anche per altri numeri che il rapporto evidenzia e mi sono permessa di trasformare le percentuali, in numeri di ragazze e ragazzi che si celano dietro i numeretti piccini picciò, delle fredde percentuali:

  • In Italia, il 24% degli studenti ha dichiarato di essere vittima di bullismo almeno qualche volta al mese, contro il 23% in media nei paesi OCSE. 147 mila vittime di bullismo

  • In Italia, il 67% degli studenti (media OCSE: 67%) ha dichiarato di essere soddisfatto della propria vita il 23% 140 mila quindi non lo sono

  • circa il 6% degli studenti ha riferito di sentirsi sempre triste, 36.792 ragazze e ragazzi

Se siete arrivati fino in fondo a questo scritto e come me vi sentite chiamati in causa, se provate sentimenti ambivalenti come soddisfazione e orgoglio per i nostri giovani ma anche amarezza e tristezza, probabilmente rientriate, riaentriamo anche noi. in una qualche statistica, e la statistica ha questa peculiarità: si scrivono numeri ma indica, SEMPRE, Persone.

Di sicuro se abbiamo letto tutto abbiamo anche superato il livello 2 della rilevazione PISA.

Grazie per l'attenzione.

Patrizia Camedda, psicologa


*OCSE Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo composta da 36 Paesi membri (Australia, Austria, Belgio, Canada, Cile, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Islanda, Israele,Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica di Corea, Repubblica Slovacca, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria)