SETTIMO: il destino di Seta è ancora un'incognita

Si è svolta ieri mattina, venerdì 27 dicembre, la riunione del Consorzio di Bacino 16 per definire il futuro dello stesso e della raccolta rifiuti del territorio.

La riunione, che ha coinvolto tutti i Primi Cittadini, però, non ha fatto altro che incrementare ancora di più le diatribe e le polemiche dietro questa vicenda che va avanti da più di 8 mesi.
Diversi cittadini, infatti, compresi alcuni consiglieri comunali, si sono presentati per assistere alla stessa ma sono stati letteralmente "chiusi fuori". I sindaci, infatti, hanno preferito fare una riunione a porte chiuse impedendo così ai cittadini coinvolti di poter assistere alla discussione.

La questione rimane dunque aperta e, nonostante tutto, ieri non è stato risolto sostanzialmente nulla.
L'assurdità della situazione si ha quando si scopre che Settimo proporrebbe un bilancio partecipato che coinvolgerebbe circa 47 mila cittadini ma allo stesso tempo non si da la possibilità agli stessi cittadini di partecipare alla riunione sul futuro del consorzio e sul disavanzo di 1.400.000 Euro circa e sul destino, sopratutto, di Seta che rischia di venire privatizzata. Con tutte le conseguenze che una vendita ad un soggetto privato potrebbe vere sul destino non solo del servizio ma anche e soprattutto dei lavoratori dell'azienda.

Se tutti i comuni "buoni" che hanno espresso parere favorevole all'acquisizione delle azioni di Seta lo facessero, il debito del Consorzio verrebbe ripianato senza problemi.

Il tutto doveva andare a buon fine già a maggio ma, dopo le elezioni, alcuni comuni che hanno cambiato sindaco ci hanno ripensato proponendo l'acquisizione delle quote azionarie da parte di un soggetto privato così da far risparmiare il proprio Comune e da far ripianare ugualmente il debito del consorzio.

A prescindere dal tutto, in questo momento ci sono i "Comuni Grandi" come Settimo e Chivasso che hanno approvato la delibera ieri che pone la vendita delle azioni di Seta ( non si sa bene a quale prezzo ndr ), mentre quelli dell’oltre Po, quelli collinari e San Mauro che si sono astenuti.
Un'ulteriore spaccatura che non può far altro che peggiorare sempre di più la situazione all'interno del bacino che conta, ad oggi, 30 comuni.

Con la speranza che la situazione si risolva nel più breve tempo possibile e che non ci siano ricadute nei confronti dei dipendenti dell'azienda, per il momento si rimane sempre sulle spine e non si è ancora capito il motivo vero di questo atrito e di questa non volontà, da parte di qualcuno, a salvare un servizio strategico per il territorio e a far rimanere pubblica un'azienda che non avrebbe senso "regalare" ad un privato per la sua strategica funzionalità.