SESTA PUNTATA: Nel Paese delle Meraviglie - Il merlo indiano.

Alla regina di SeiTu piacevano i merli. La sua predilizione andava a quelli indiani, perché socievoli ed idonei ad essere addestrati a ripetere fedelmente ciò che gli veniva insegnato.
Ne aveva già messi insieme un bel numero e tuttavia non era completamente soddisfatta. I suoi merli le erano fedeli, ubbidienti. Ogni settimana li riuniva per farsi dire ciò che voleva sentire e ogni volta era accolta, a turno, con il solito “Grazie Signora Regina per avermi concesso la parola”. Era così compiaciuta di quel risultato che aveva deciso di organizzare a beneficio di tutto il regno di SeiTu una registrazione settimanale di quei versi, sempre uguali, sempre vuoti di significato ma
che facevano risaltare bene i suoi monologhi.
Grazie Signora Regina” e poi si potevano anche spegnere le telecamere perché non c’era più nulla di importante da sentire in diretta. Il resto del messaggio l’avrebbe poi registrato a parte e dato in consegna ai suoi più fidi collaboratori addetti al verbo. 

Tuttavia mancava qualche cosa, i merli indiani stavano diventando sempre più loquaci e avevano incominciato a ripetere parole in libertà; c’era persino chi si permetteva di fischiettare in autonomia senza aver prima chiesto ed ottenuto permesso.
Occorreva dare a tutti un segno di potenza, un monito. L’occasione gli venne dal muro grigio che faceva brutta mostra di sé in una delle vie più trafficate del Regno. L’Ombra (la sua ossessione, il suo incubo, l’uomo che veniva dal passato) lo aveva immaginato in omaggio alla figura di Primo Levi. Lei, in sfregio, ne avrebbe fatto il totem del nuovo che avanzava.
Prima aveva pensato a un grande merlo indiano, a una gracula, che testimoniasse la nuova stagione. Un merlo indiano con un fumetto che dicesse “Grazie Signora Regina”.
Ma i suoi collaboratori, per convincerla, le consigliarono un’immagine più simbolica, un uccello sì ma con i colori della città.

E si misero quindi tutti al lavoro. Vennero condotte ricerche minuziose nella biblioteca più grande d’Europa, e forse del mondo, i più importanti saggi del regno e del cerchio magico, si confrontarono con i più importanti ornitologi, si interrogarono e discussero senza sosta su quale fosse il nuovo e più adeguato simbolo della Città.
Il Gran Visir e Vice Re propose l’uccello Paradiso, a suo dire il più idoneo ad esprimere la grandezza e la munificenza della Regina (e del Vice Re naturalmente).
John Wayne del Middle Po propose il mezzo uccello della Thailandia, Gaia non espresse preferenze purché fosse grande, Satin si raccomandò che non sporcasse, Mister Money propose il pavone (ma fu subito scartato poiché la versione femminile, pavoncella, era piuttosto scialba ed insignificante), e via cantando fino ad arrivare a un vero colpo di genio: il nuovo simbolo della città sarebbe stato un pettirosso, un pettirosso vestito di blu.

Ancora oggi non si sa, o meglio non si vuole far conoscere, il nome del fido collaboratore capace di tanto ingegno, si sa per certo però che fu remunerato con generosità dalla reginetta di picche ovviamente con i soldi del regno, o meglio, dei sudditi che intanto, mentre si disperdevano i loro averi, potevano restare a bocca aperta di fronte a quel muro cieco che annunciava l’inverno grazie alla gigantografia di un po’ inquietante passero pixellato di rosso e di blu.
Come disse un tifoso del regno su “Face Cool” e ripetuto con risonanza in tutte le dichiarazioni:


Primo Levi ha già avuto molto da SeiTu. Abbiamo preferito come simbolo della città un segno nuovo, che testimoniasse il cambiamento”.
Noi, che proviamo vergogna per questo accostamento, chiediamo scusa a Primo Levi e nel contempo esprimiamo il nostro personale affetto all'ignaro passeraceo certamente estraneo a questa triste storia di vanità.

Contrariamente a quanto si è cercato di comunicare è bene ricordare che il pettirosso simbolicamente annuncia l’arrivo dell’inverno e testimonia la resistenza della vita nel rigore del freddo e del gelo. Il pettirosso compare già nella mitologia celtica. Per i popoli del nord era infatti uno dei simboli del dio Thor, portatore di nuvole e tempesta. 

Ci piace concludere riportando quanto pubblicato da Wikipedia a proposito di Erithacus Rubecula (Pettirosso):

Nonostante l'aspetto apparentemente mansueto e diversamente da quanto si possa credere per un uccello di così piccole dimensioni, il pettirosso è estremamente aggressivo e territoriale nei confronti dei suoi consimili e di altre specie di piccoli uccelli. Se due esemplari dello stesso sesso dovessero venir confinati in uno spazio delimitato i pettirossi si azzufferebbero tra loro fino alla morte di uno dei contendenti o addirittura di entrambi”.

Possa, oppure no, essere questa una profezia lo si vedrà. 

A saperlo forse era meglio per la reginetta di picche far riferimento ai più sicuri, collaudati ed affidabili merli indiani, o gracule dir si voglia.