SENATO: Uno spettacolo indegno che non parla di ciò che serve

Dopo il voto di fiducia a Palazzo Madama di ieri sera, molti intitolano che il governo è salvo. Altri, a mo’ di battuta, hanno parlato di festeggiamento, ma non c’è molto da gioire. Non è il momento vista la situazione ancora dilagante dell’emergenza sanitaria. Non lo è neppure in relazione agli sviluppi politici che si sono susseguiti nelle scorse settimane. Un componente dell’alleanza di governo ha deciso di interrompere la propria disponibilità. Se si può parlare con l’ideale si può dire “meglio così”, ma se si considera il contesto attuale e l’enorme opportunità che l’Unione Europea sta mettendo in campo è meglio essere cauti.

Il passaggio di ieri sera in Senato soprattutto avvisto alcuni elementi prima delle questioni di merito. Innanzitutto bisogna notare come la camera alta del nostro paese sia abusivamente abitata da personaggi imbarazzanti. Sono gli stessi che 10 anni fa alla Camera in un freddo 14 dicembre assistevano alla compravendita di parlamentari per salvare un Berlusconi sempre più affannoso e sempre meno credibile agli occhi del mondo. Altri sono quelli che, di fronte a una comprensibile rabbia sociale, antepongono un tema di centralità personale spacciandola come motivo di salvataggio della patria. Non commentiamo chi, di fronte alla presa di responsabilità di una donna che, nonostante l’età, si impegna ancora per sostenere il governo, la insulta e infanga tramite i social. È evidente che sulla lunghissima seduta di ieri al Senato non serva fare una cronaca perché in questo caso sarebbe solo un riempitivo sulla bocca di psicologi e sociologi, ma piuttosto occorre parlare del perché in questo momento è dannoso dare alito all’arroganza liberal centrista di Renzi e e alla finta responsabilità della nuova destra regressiva alla quale Tajani si inchina.

Ciò che è utile oggi è parlare di un programma con un nome semplice e che rischia di contenere tutto “il Futuro”, che si può declinare in due modi. Penso alla mia generazione, che sempre più necessita di risposte, se non definitive, quanto meno chiare. Primo punto vero è un investimento nella formazione e nella ricerca, toccando tutti gli aspetti, dall’edilizia all’organizzazione della vita studentesca. Serve riprendere a parlare di assistenza non solo di bonus, seppur siano una risposta ai molti lasciati più indietro. Serve prendere con mano ferma il tema del lavoro che rispetto a cinquant’anni fa, momento dell’approvazione dello Statuto dei Lavoratori, ha visto innovazioni talvolta più prepotenti di noi ed una situazione di crisi pazzesca. Basti vedere l’impegno che il più grande sindacato italiano, la CGIL, ha messo negli ultimi tempi con i riders, talvolta disprezzati anche dai teppistelli. Il secondo riguarda il futuro del nostro ambiente, inteso come luogo in cui tutti operiamo, una vera rivoluzione tecnologica. Anche il profilo verde è da esplorare con più attenzione. Non è più sufficiente piangere vittime o riparare i danni delle calamità naturali o dei disastri che la natura è capace di combinare. Ancora una parola sulla sanità, maltrattata da chi crede che sia da velocizzare nelle regioni con il PIL più alto e da chi la vuole mettere in pasto ai privati. Serve capire che questa è prima di tutto prossimità e che oggi è indispensabile rafforzare da un lato la medicina sul territorio e dall’altro avere il coraggio di muovere passi più decisi verso la telemedicina. È utile pure ripensare la mobilità e i mezzi di trasporto, comprendendo che la soluzione non è solo nella cosiddetta “micromobilità sostenibile”.

Ci sono questi ed altri punti che sono senza ombra di dubbio più importanti del riequilibrio dei mercenari che siedono tra gli scranni di Italia Viva o tra i berlusconiani delusi, ma sono il perno principale che ci dà modo di capire come la follia conservatrice e liberista vogliono condannare.

Questo dovrebbe essere un monito perché un’alleanza di governo sia seria e sostenuta.

 

Alessandro Ritella