SECONDA PUNTATA: Nel Paese delle Meraviglie - Il primo giorno di scuola.

Nel Paese delle Meraviglie la reginetta di picche si insediò con tutta la sua corte, che era molto numerosa. C’era veramente di tutto un po’.

Non sarà facile, per noi cantastorie, far entrare in scena tutti i personaggi. Infatti molti, con sommo dispiacere di tutti, non riusciranno ad entrare, altri non verranno menzionati perché il poco e il nulla non lasciano alcuna traccia. Possiamo dirvi però che la lista d’attesa era davvero lunga. Decine, forse centinaia di questuanti che attendevano di essere ripagati per l’ammirevole sforzo compiuto durante la “lunga arrampicata”.

Non si trattava infatti di una lunga marcia. La reginetta non voleva confusioni.

Il passato era il passato e non doveva interferire, e poi quella di quel tale che si faceva chiamare Mao era stata una passeggiata in confronto allo sforzo che aveva dovuto fare lei e i suoi più stretti confabulatori.

Direzione ostinata e contraria, contro tutti e per se stessa.

Prima ammazzare il padre e la madre, poi fratelli e sorelle, cugini e cugine, parenti e, in prospettiva, quelli di cui in “quel preciso momento storico” aveva bisogno. C’era da lavorare molto e sempre sorridere.

E poi c’erano le lusinghe, gli ammiccamenti, le storie da raccontare. Le promesse di posti, incarichi, benefici, a tutti coloro che erano disponibili a salire sul carro del cambiamento. Le promesse di contributi, di prese in carico, di sostegno ad ogni ambizione ed interesse che potesse essere utile alla ragion di Stato.

La “lunga arrampicata” fu preparata e pianificata in tre anni e ne durò altri due per essere concretizzata.

Si sa la solitudine è la compagna del potere e la “lunga arrampicata” era condotta senza sosta da una donna sempre più sola ed ostinata.

Poi arrivò il giorno della gloria, botti di adrenalina scorrevano giù per la schiena, aveva vinto e, come disse il capo (anzi la capa) di tutti i democratici di Sei Tu, “tutti gli altri erano zero”.