SANREMO: Si continua ruggendo? Il commento alla seconda serata.

Su Rai1 la diretta fiume - così si può definire data la nota attenzione per l’Ariston nei giorni della Kermesse - prosegue come un treno.

Già da ieri si registrano i primi dati abbastanza positivi, seppur in leggero calo rispetto all’anno scorso. La prima serata del 2020 riportava una media di 10 milioni di telespettatori con il 52% di share, mentre quella di quest’anno arriva agli 8 milioni abbondanti con il 46,6% di share. Il dato più travolgente però non sta tanto in questo, ma nei social. La prima serata sanremese è stata la più seguita e commentata dagli utenti dei social network. Forse non è un dato confrontabile con tutte le precedenti edizioni, ma tra quelle più travolte dal mondo della comunicazione è un argomento interessante e soprattutto una spia che deve avvertire le agenzie di informazione e i mass media più in generale. Ora l’opinione e l’attendibilità della musica e della forma in cui viene espressa sono veicolabili attraverso più canali.

Tornando a ieri sera, bisogna dire che si è svelato un aspetto che è ciò che contraddistingue questa 71ª edizione. Ieri sera la scena di ingresso di Fiorello e le successive gag con il suo ciuri Amadeus hanno palesato che tutto lo staff, finanche chi lavora dietro le quinte, sente forte la mancanza del pubblico in sala. Quei palloncini colorati, possibile oggetto di polemiche sterili, dimostrano un segno storico preciso e, comunque sia, Sanremo è un pezzo di cultura popolare.

Con la seconda serata si concludeva la presentazione delle Nuove Proposte, che ieri sera volavano su un livello più alto delle quattro di martedì. Hanno passato la fase Davide Shorty con la sua Regina e Wrongonyou con Lezioni al volo. In entrambe i cantanti si sono presentati bene sia vocalmente sia con la giusta grinta e le melodie hanno presentato un ritmo incalzante e una sinergia coinvolgente.

Come per la prima serata si sono succeduti i big.

Ha aperto i canti una arzilla ma convincente Orietta Berti, che con Quando ti sei innamorato ha dato prova di una potenza vocale che forse non ci si sarebbe aspettati. Sul palco dell’Ariston la Berti rappresenta ancora una delle voci più nobili e di cuore del panorama musicale italiano.

È stato il turno di un’esibizione abbastanza infelice di Bugo, che sicuramente, arrivando da solo, trova giovamento, ma non riesce a centrare il punto. Effettivamente la voce è risultata piuttosto trasandata con un ritmo abbastanza coinvolgente.

Inserita in mezzo alla gara, é arrivata accolta dagli onori di casa Laura Pausini, che sale sul palco unicamente come gloriosa vincitrice del Globe Award. Fondamentalmente la sua esibizione è come quando rientra in famiglia un combattente conscio di aver svolto bene il suo ruolo.

Si sono poi avvicendati una esordiente e una vecchia ma non vecchissima conoscenza. Gaia con Cuore amaro ha rappresentato una voce coraggiosa intraprendente accompagnata da una buona presentazione di sé. Sicuramente come inizio non si merita né di più nè di meno.

Il loro momento deve essere quello a cui va la miglior riconoscenza. Combat Pop de Lo Stato Sociale é una delle medicine più azzeccate per vivere Sanremo in questo tempo diverso e inedito. Nella canzone si può ritrovare la curiosità che dalla scenografia all’esibizione completa si crea nel pubblico. Loro si dimostrano non eccentrici ma invasivi su tutta la scena e capaci di catturare l’ascoltatore. Il loro aspetto più interessante sta nella concezione di gruppo, che non serve per favorire una voce o una particolarità, ma piuttosto persegue nell’idea di collettivismo musicale.

Subito dopo uno stacco di pubblicità, il palco del festival della canzone italiana ha dedicato un momento al nome italiano per eccellenza della musica dei film, Ennio Morricone. È stato un omaggio giusto che ha saputo rendere onore nel modo più adeguato al maestro che, mentre operava, voleva sentirsi solo fino alla fine dell’esibizione. Troppe parole non avrebbero saputo raccontare la grandezza del genio del grande Morricone.

Conclusa la dedica cantata da Il Volo, il palco ha visto salire La Rappresentante di lista con una buona gestione dell’esibizione e un elevato grado di disinvoltura per essere esordienti.

Malika Ayane con Ti piaci così si distingue bene e anche nei giudizi finali della serata viene valorizzata.

Questa sera il momento amarcord interpretato da tre voci in crescendo come quelle di Gigliola Cinquetti, Fausto Leali e Marcella Bella si presenta più come apripista alla terza serata, quella delle canzoni d’autore che domani sicuramente assumerà un connotato di ricordo in memoria del compleanno di Lucio Dalla.

A questo momento è seguita l’esibizione di Ermal Meta, che, al netto dei giudizi personali, dimostra di essere meno spigliato e deciso nel canto individuale. Certamente è un segnale d’allarme che la classifica demoscopica valuta con parametri diversi rispetto a quelli degli ascoltatori da casa e persino della sala stampa.

A lui sono seguiti Extraliscio e Davide Toffolo che tentano di inaugurare ruggentemente la seconda parte con Bianca luce nera, ma non riescono nell’obiettivo.

Dopo di loro, la Kermesse lascia spazio a una categoria inimmaginabile per quello spazio. Il momento in cui i guaglion si sono esibiti con Gigi d’Alessio e di uno stupore intenso sintetizzabile con una frase utilizzata dallo stesso cantante neomelodico “ho portato i bambini alle giostre”. L’Ariston ha aperto le sue porte ai ragazzi border-line, quelli delle periferie come la Scampia napoletana o la Tor bella monaca romana o la Barriera torinese. E questi sono i migliori sognatori, quelli che vivono nelle loro zone con il disagio tra le mani e nella testa un sogno che provano ad esprimere grazie al corpo.

È giunto Achille Lauro lasciando una nota un po’ barocca, tipica del suo stile, spalancando i limiti del pubblico del Festival.

Infine la serata ha ospitato gli ultimi cinque nella categoria big.

Random, le cui aspettative avrebbero fatto sperare in un pezzo più convincente, con la sua Torno a te non sfonda.

Santa Marinella di Fulminacci mette in scena uno stile semplice e spontaneo e una genuinità ben coniugata con l’impegno che la canzone si propone.

Il turno del rap firmato Willie Peyote è l’attimo atteso di Sanremo. Un rap in quella cornice non sfasa mai.

Amica di Gio Evan poteva confermare la particolare fenomenalità del suo interprete, ma non riesce completamente.

Irama, assente fisicamente a causa della positività al Covid di due componenti del suo staff ma in gara con la registrazione della prova generale, generalmente conferma lo stile musicale e personale, ma ha avuto occasioni di gloria migliori.

La seconda serata è giunta al termine, oltre che con la classifica generale, con la testimonianza di Elodie, che, in qualità di dama presentatrice, ha ottenuto la sua occasione di rivalutazione agli occhi del pubblico. Complessivamente ieri sera conferma una diceria non troppo popolare. I giudizi di chi sta dietro le quinte di un concorso televisivo sono spesso a distanza chilometrica dal pubblico. Dalla serata di ieri si può delineare un quadro più chiaro della situazione musicale e dello spettacolo. In momenti distinti la settantunesima edizione cerca di evidenziare come questo periodo faticoso abbia portato via personaggi illustri di cui si avverte pesantemente la mancanza. Si considerino l’applauso per Claudio Coccoluto di ieri, il tributo a Ennio Morricone di stasera ed il ricordo che Fiorello ha brevemente rivolto per Gigi Proietti. Sul contesto musicale si può evidenziare come questa Kermesse continui in modo ancora ad aprirsi completamente alle novità musicali a tutto tondo. Non è punendo Orietta Berti in favore di Fedez che la canzone italiana si allinea al passo con i tempi, ma piuttosto valorizzando diversamente quei talenti che rimettono in circolo aspetti tradizionali della musica italiana.

 

Alessandro Ritella