SANREMO: Måneskin vincono il Festival. La notte della Kermesse è rock.

I Måneskin hanno vinto il Festival di Sanremo. La notte di Sanremo è stata rock. Il loro percorso nelle serate ha dimostrato tutta la loro capacità innovativa, da quando sono entrati sul palco la prima serata all’inizio della seconda parte fino all’interpretazione leale di Amandoti arrivando fino a venerdì in cui le classifiche hanno reso loro giustizia. Sono certamente un gruppo che propone una rivoluzione non solo nella Kermesse ma più generalmente nel fare musica nel presentare la propria composizione e nel raccontarla. Sicuramente quest’anno il televoto ha fatto la sua parte in quanto abbiamo assistito al primo artista dopo quattro edizioni che supera il 50% di voti tra il pubblico. Sono seguiti Francesca Michielin e Fedez: la giuria forse ha valutato abbondantemente le stories della Ferragni e la scenografia. Terzo è stato Ermal Meta, vincitore del premio per la miglior composizione “Giancarlo Bigazzi”. Il premio della critica “Mia Martini” a Willie Peyote, un nobile del rap, mentre il premio della sala stampa “Lucio Dalla” a Colapesce e Dimartino. La voce più bella secondo le giurie è stata di Madame.

Dopo i dubbi di una parte dell’opinione pubblica e la trepidazione soprattutto dei tanti frequentatori del dei luoghi della cultura e dei tanti lavoratori dello spettacolo, la serata finale del 71º festival della canzone italiana è arrivata. La ricorderemo certamente perché è quella investita pienamente dal Coronavirus, quella che conosce uno dei periodi più drammatici e di grande disorientamento per l’intera società.

Accanto al dato sociale e al significato più profondo che questo ha, questa Kermesse ha risentito di un calo non molto lieve di telespettatori e nello share. Rispetto all’anno scorso (in cui si era rivista un’ascesa nel pubblico) perde 2 milioni di telespettatori e tra i 7 e i 10 punti di share. In compenso è risultata l’edizione più seguita e commentata sui social. Questo dimostra fondamentalmente due aspetti: il primo è dovuto al clima di irruenza che probabilmente esiste nel paese, mentre il secondo riguarda il forte richiamo che i tempi fanno, ovvero la necessità di accompagnare ai tradizionali strumenti di diffusione e comunicazione i nuovi spazi emergenti.

Chi è un sano e appassionato cultore della tradizione del festival porta con sé tanti ricordi in settant’anni di storia. Ci sono canzoni che hanno vinto e sono rimaste nella memoria e ce ne sono altre che magari non hanno vinto e hanno avuto un successo senza tempo e magari i cantautori stessi ne hanno giovato. Da quest’anno ci si porta via, accanto alla grandezza italiana anche in campo musicale, il bisogno di non demordere e l’entusiasmo di voler ricominciare. La strada che potrà portare cantanti ed artisti vari a riprendere a esibirsi e a vivere gioendo con i propri fan e i propri pubblici è ancora lunga. Manca l’ultimo tratto essenziale: la vittoria contro il COVID grazie soprattutto ai vaccini.

Questa sera ha visto alternarsi ai concorrenti diversi ospiti con un contributo diverso meritevole di essere ascoltato. Su tutti ne ricordiamo alcuni.

I cappelli dei signori si sono tolti dalle teste di tutti per un virtuale ma profondo inchino a Ornella Vanoni. È salita sul palco dell’Ariston una donna che oggi potrebbe essere definita una trashata, ma che di fronte al microfono convince tutti come una delle ultime Signore della musica. A quasi 87 anni la potenza della sua voce emoziona, regala consigli a chi impara e sollievo a chi non comprende ancora le nuove tendenze.

Ancora qualche cantante si è esibito e poi basta dire che Amadeus aveva ragione. Ibra non è solo lo sborone sgradito per il suo atteggiamento a molti tifosi. È tutti noi, come ha detto lui stesso. Forse è stata complice la serata con il suo amico Sinisa, ha dimostrato che il calcio non è solo lo sport degli uomini che magari crea disordini o distoglie gli uomini dalle famiglie. È qualcosa di più, che probabilmente non è molto distante dalla passione che si mette cantando o apprezzando il proprio cantante del cuore.

Più volte quest’edizione ha ricordato Italia durante il COVID e, con delicatezza, Giovanna Botteri ci ha riportati a un anno fa, quando lei era inviata proprio dal focolaio del mondo e lì sarebbe incominciato per l’umanità un incubo.

Anche quest’anno Achille Lauro per qualcuno può essere stato una volgarità in mezzo alle stelle o un’esagerazione incomprensibile, però tutti i suoi quadri continuano a parlare di un tema che in tempi migliori sfilava alcuni sabati di giugno in molte grandi città: l’orgoglio di essere umani, l’orgoglio di un corpo e di un corpo libero. E nell’approfondirlo ha sicuramente lanciato un messaggio molto forte non toccando un problema urgente ma sfiorandolo. Quando si è presentato con il corpo ferito e in sottofondo gli insulti che ricorrono nelle televisioni e nei social: un qualcosa di una potenza speciale per sensibilizzare contro l’odio e la discriminazione perenne.

Questa Kermesse è stata forse per eccesso di appassionata sdolcinatezza, forse per continuare a incoraggiare gli animi di chi sta a casa un elogio al territorio e al paesaggio - troppo spesso della regione Liguria - e, grazie a Federica Pellegrini e al leggendario Alberto Tomba, ci siamo ricordati di una tintarella invernale lanciando il contest per il logo di Milano Cortina 2026.

Le ultime considerazioni sono sulla classifica che ha incoronato i Måneskin vincitori del festival più prestigioso d’Italia. Dire che l’Ariston si è svecchiato è piuttosto ambizioso, ma la strada sembra abbastanza avviata. E non solo perché è un gruppo formatosi nel 2015 che ha vinto.

Si può essere maliziosi nel dirlo, ma l’assenza di pubblico all’Ariston fa abbastanza. A volte gli spettatori in sala fanno non poco e le giurie della sala stampa e demoscopica in diverse occasioni nella storia del festival si sono sentite compromesse. Non c’è dubbio che nelle classifiche di ogni serata ci siano differenze abissali. Ci sono stati cantanti molto apprezzati in demoscopica e molto abbattuti dalla sala stampa. Ce ne sono stati altri molto sopravvalutati e ci sono stati alcuni artisti decisamente sottovalutati. Non ne si comprende quasi il motivo. Si vuole dire che qualcuno fosse alla prima esperienza. Si vuole dire che qualcuno è stato particolarmente sfortunato. Si vuole dire che c’è chi forse dovrebbe ritentare e sarà più fortunato. Sono passati molti quest’anno, seppur con una pandemia dalle dimensioni bestiali, ma ognuno ha provato a mettere un lato di sé. È bello vedere ragazzi come Fulminacci e Fasma gareggiare con artisti anche più grandi di loro, ma ad armi pari cioè con la voce e con la capacità di coniugare il talento con gli impegni di un testo e la melodiosità armonica. È apprezzabile vedere delle Signore della musica come Orietta Berti mettersi ancora in gioco e dimostrare di farcela e sapere tenere testa anche alla propria età. È un dispiacere profondo per chi come Random e Gio Evan non ha avuto la fortuna sperata, ma questo può succedere. E infine da loro dovremmo imparare qualcosa. Non si parla perché c’era una stima personale, ma Lo Stato Sociale, scegliendo di usare come front-man un altro componente rispetto a Lodovico Guenzi, ci lasciano un messaggio bello che negli ultimi anni abbiamo sempre più lasciato all’angolo: mandare avanti un collettivo non vuol dire polarizzare attorno all’individuo, ma unire le individualità e arrivare insieme al successo.

Quest’anno è andato così, con la notizia che non ci sarà l’Ama ter. Ora non ci si ricorda se tutti i presentatori che hanno annunciato di non ripresentarsi l’anno dopo effettivamente l’hanno fatto, però, al contrario di cosa diranno molti su di lui, Amadeus si é comportato come un buon padrone di casa. L’anno di pandemia lascia lezioni per tutti e anche lo stile e la personalità di chi vive nei piccoli schermi non sono rimasti immuni. Il direttore artistico si è anche distinto bene quando ha dimostrato a tutti il valore della squadra, regalando il premio Città di Sanremo a Fiorello un po’ prima delle premiazioni finali. Si vede da quel gesto che alcune cose non sono solo da copione o perché è galateo farle.

Come ogni anno anche adesso la domenica il giorno delle analisi. Su Rai1 le propone direttamente dall’Ariston Mara Venier a Domenica in. Noi proponiamo la nostra. Comunque ognuno già sente nostalgia per le canzoni, per le gag, per gli ospiti. È il mal di Sanremo, che finisce e ti dispiace.

 

Alessandro Ritella