SANREMO: Gaudiano è la Nuova Proposta 2021. Il commento alla quarta serata.

La direzione della finale è vicina. Questa sera è sicuramente fondamentale per capire meglio gli equilibri nelle classifiche. Intanto c’è un dato certo che risiede negli ascolti. Il picco raggiunto nell’edizione 2020 di 15 milioni di spettatori è lontano. Le rilevazioni Auditel per la terza serata danno una media di 7 milioni di spettatori e il 44% di share. Si tratta di più di 2 milioni in meno rispetto all’anno scorso. Per parlare del picco di share probabilmente è necessario aspettare la finale e soprattutto il momento più atteso tra le 02:00 e le 02:30, quando verrà proclamato il vincitore. Si sono palesate 6 milioni di interazioni sui social nelle 24 ore tra il 4 e il 5 marzo. Sono tutti dati che ci dicono che è legge che la musica e l’opinionismo musicale cercano nuovi luoghi.

La serata è partita subito con un impegno debito, la finale delle Nuove Proposte. Bisogna premettere che i quattro finalisti sono tutti dotati di capacità brillanti, ma fra di loro si sono distinti specialmente due, forse non riconosciuti abbastanza.

Regina di Davide Shorty è stata un’esibizione ben dominata con un timbro vocale eccezionale. Il Premio della Sala Stampa “Lucio Dalla” è meritato.

Il dispiacere è tutto per Folcast che con Copriti non riesce a ottenere il successo che gli spettava. La sua interpretazione è stata sensibile e delicata con una leggerezza non languida.

È arrivato il turno di Gaudiano che si è comportato con grande classe e determinazione sul palco, ma forse stasera è stato meno avvincente. A giudicare dal finale gli è bastato così.

Per Lezioni di volo di Wrongonyou il Premio della Critica “Mia Martini” probabilmente è perché si è cercato una bastonata non indifferente.

La Nuova Proposta che ha convinto il televoto, la sala stampa e la giuria demoscopica è stata Gaudiano, che, commosso, ha dedicato il suo risultato al padre scomparso.

Su questa categoria è bene considerare un fatto. Seppur siano i nuovi arrivati all’interno del mondo musicale, non sono portatori di generi nuovi ma di un nuovo modo di fare i generi. Non cercano di staccare il Sanremo tradizionale dalle evoluzioni culturali in corso nella musica, ma provano a coniugare tradizione e innovazione facendosi apprezzare da un pubblico largo.

Conclusa la premiazione delle Nuove Proposte, è iniziata la sfilata di tutti i big. Si sono trovate molte conferme nella performance e diverse rivalutazioni.

Annalisa si ripresenta bene soprattutto sugli acuti nei ritornelli.

Aiello, nonostante che fosse ben incalzante, è risultato decisamente coatto nella voce e nella presentazione.

I Måneskin confermano la potenza del pezzo presentato proponendo con una scenografia molto audace, una rivoluzione nella Kermesse. Le speranze sono che quest’ultima non li affossi.

A una piccola ed animatissima gag tra i presentatori per introdurre la co-conduttrice Barbara Palombelli è seguita Noemi, che si lascia rivalutare per la disinvoltura della voce.

Alla freschezza di Glicine si è alternata Orietta Berti che, con Quando ti sei innamorato, mantiene una voce profonda e il perseguire di un repertorio tipico della cantante che si è dimostrata un po’ calante nella potenza.

Dopo l’arrivo di Ibra sono saliti sul palco Colapesce e Dimartino che non si smentiscono e non si elevano.

È stato il momento di Max Gazzè con la Trifluoperazina Monstery Band, che, cambiando scenografia, ha implicitamente dichiarato che nella sua musica è essenziale il lato pittoresco possibile di variazioni.

Mai dire mai (La locura) conferma l’assoluta maestria di Willie Peyote nel genere rap. Per quanto gli riguarda, potrebbe essere competitivo se il giudizio accetta di aprire una sfida sui generi in cui può concorrere tranquillamente per il podio.

Ti piaci così conferma la freschezza della voce di Malika Ayane, ma non è troppo comunicativa, seppur con un testo impegnativo.

Al remake di Me ne frego di Achille Lauro con un Fiorello laurizzato é seguita una Rappresentante di lista intraprendente e disinvolta da non sottovalutare. Anche Madame ha una voce squisita, ma che potrebbe fare di più.

Su Arisa si può convenire che il tempo è finito ed è stato fin troppo.

Prima del duetto sinergico e ben rappresentativo di Coma_Cose, Amadeus e Fiorello hanno realizzato la promessa fatta durante la terza serata proponendo una riedizione di Siamo donne. Concludiamo che hanno lasciato un momento di sorriso e nulla più.

É ritornato, dopo due anni, a calcare il palco come ospite Mahmood, riproponendo grandiosamente Soldi, la sua fortuna.

A lui si è avvicendato Fasma, che, con Parlami, conferma una voce adorabile e meritevole di qualche giudizio più felice.

Il momento di Barbara Palombelli è stato un monologo inizialmente impegnato sul tema femminile, ma che nello sviluppo, coniugando le proprie esperienze, è stato un giudizio di una giornalista attenta alla vita di molte italiane sullo sfondo dell’Ariston.

Combat Pop ha rappresentato la forza invasiva ma non invadente de Lo Stato Sociale, ponendosi come un’evoluzione forte e non distruttiva.

Sono seguiti Francesca Michielin e Fedez confermando di essere una coppia tutta improntata sull’immagine che sul merito per cui sta lì.

Hanno ripreso possesso del palco, da ospiti, due vecchie conoscenze della Kermesse, Emma Marrone e Alessandra Amoroso, proponendosi come il momento amarcord degli anni 2010, quelli delle prime evoluzioni nella cultura musicale e dei talenti abituati alle competizioni firmate Maria De Filippi.

La registrazione di La genesi del tuo colore conferma la favolosità della voce di Irama, che purtroppo lascia il posto a qualcuno che vive un Sanremo sfortunato, Extraliscio e Toffolo.

L’omaggio a Renato Carosone rappresenta, oltre che un tributo alla persona, una dedica particolare alla canzone dialettale, quella che parte dalla pancia più fonda della cultura del nostro paese, quella che, dati i vari processi di globalizzazione, rischia di scomparire.

Ghemon non si dimostra convincente e Francesco Renga, seppur coinvolgente, non appare carico al punto giusto.

Ermal Meta, Fulminacci e Gaia hanno confermato un trend personale abbastanza in salita che li aiuta abbastanza agli occhi quantomeno dei telespettatori. Si sono distinti nella vitalità della voce che interpreta bene gli impegni presi nei testi.

Gio Evan e Random non si smarcano, seppur nell’opinione pubblica siano abbastanza ben riconosciuti. Ma alla Kermesse anche Saturno è una variante. Bugo va apprezzato per il tentativo di correre da solo e liberarsi da un trascorso burrascoso ma non ha sfondato.

Siamo arrivati alla penultima serata del Festival della canzone italiana e il quadro è abbastanza completo. Forse nel mondo della musica non esistono naturalmente delle tattiche per vincere, ma a questo punto non ci possono essere grandi stravolgimenti e ormai i brani sono conosciuti e le voci sono espresse. Si stanno iniziando a riunire le opinioni da casa e della sala stampa a quelle demoscopiche. La prima timida top ten di giovedì sera non si stravolge e indica due strade: quella segnata a penna e quella segnata a matita. La prima forse assegna già la vittoria a chi ha primeggiato in tutte le serate. La seconda è ancora segnata dalla competizione tra generi. Un esempio può essere il pop di Ermal Meta, il rap di Willie Peyote e l’alternativa di Lo Stato Sociale o de la Rappresentante di Lista o dei Måneskin. 

Senza ombra di dubbio l’ultima classifica spariglia gli schemi e rischia di portare la sopravvalutazione che esiste dietro le quinte rispetto al giudizio esperto dell’orchestra e all’orecchio della sensibilità del popolo da casa. Forse stasera la finale rivedrà qualche ultimo spariglio e chissà che la top ten non renda un po’ più di giustizia a chi non è stato troppo abissato?!

Ma non è ancora il momento di aggiornare nulla e l’appuntamento è a questa sera su Rai1.

 

Alessandro Ritella