RUBRICA: L'epidemia al tempo dell'Individualismo

Il tempo d’oggi, secondo molte analisi sociologiche, é dominato da molte piaghe. Forse, un po’ inconsciamente, questa settimana ho dato spazio a qualcuna di queste, però di fronte ad una pandemia come quella che stiamo vivendo in questi mesi non si sono arrestate. Non riconoscerlo sarebbe come non ammettere e non accettare una parte della realtà. Forse devo premettere che il tema di relazione con l’epidemia che ho scelto oggi è collegato strettamente con quello della scorsa settimana, però proverò ad aggiungere un piccolo passaggio.

È chiaro che sia nell’individualismo uno dei problemi alla base di molti comportamenti. Più generalmente l’importanza assoluta dell’individuo ha portato all’esaltazione dell’io come unico riferimento e all’egemonia culturale del proprio bisogno e non del proprio contributo per una società migliore. Se l’individualismo era pregnante quando eravamo iperattivi e in ogni minuto della nostra giornata presi tra scuola, lavoro, famiglia, vita sociale, credo sia inimmaginabile pensare a una reazione diversa in momenti di angoscia e di generale senso di panico e di vuoto nella propria giornata. Una reazione in controtendenza è stata trasmessa nella scorsa settimana da alcuni telegiornali importanti, che sono andati in una casa di riposo nel Lombardo a parlare un po’ con i degenti e chi li assiste. Penso che non ci siano altre parole da dire per commentare un’azione del genere, ma l’effetto che ha prodotto, seppur potesse essere immaginabile agli occhi degli ascoltatori, si è visto pure negli occhi e nelle labbra di quei pazienti, che sprizzavano riconoscenza nei riguardi di quei giornalisti che per una volta hanno ascoltato una voce inascoltata, una voce fuori dal coro. Non è la sola dimostrazione di risposta in controtendenza all’individualismo. I giovani volontari di queste settimane che fanno la spesa per tanti anziani, tante persone sole e tanti in difficoltà delle nostre città sono un esempio lampante. In molti condomini si trovano iniziative isolate o organizzate da gruppi e collettivi che, coscienti della situazione di disagio, interrompono la loro programmazione e si dedicano completamente a un aiuto concreto alla popolazione. Ultimamente ho parlato con alcuni di loro e da molti dei loro interventi, oltre a emergere la componente fondamentale del senso civico bei confronti di una società piegata dalla pandemia, è molto presente un concetto che la società dell’individuo - che insegna sin dalla formazione primaria a concentrarsi sulla realtà individuale - nega per principio, quello del mutuo soccorso. Di questo oggi poche realtà, le società operaie, sono ancora un baluardo resistente, ma è riuscito, grazie ad un evento così, a risvegliare nei più giovani organizzati diversamente rispetto agli operai o a chi lo è stato una coscienza.

Non è una cosa assurda, ma agli occhi della modernità lo può sembrare. E il peccato è che sia la pandemia a mostrare questa bella umanità.