RUBRICA: L’epidemia al tempo dell’Apparente civiltà

Un aspetto non indifferente quando la società è sconvolta da un’epidemia rimane quello che si è verificato quando al governo di Firenze c’è la disputa tra guelfi e ghibellini o che si verifica quando la politica è dominata da chi grida più forte e la sfida si gioca tutta sui social: la perdita quasi completa del senno della ragione e lo stravolgimento dell’equilibrio mentale e psicologico della civiltà umana. Sembrano parole complicate, ma le viviamo tutti in tutte queste lunghe e interminabili giornate di quarantena. Il concetto è sintetizzabile nei video che girano sui media e nei momenti in cui necessitiamo di fare la spesa e siamo costretti alle interminabili code di fronte ai centri commerciali; infatti non credo di dover aggiungere imbarazzo agli occhi di chi mi legge inserendo quelle foto, però in questo primo passaggio riflessivo di oggi è utile per analizzare un dato e vivere un po’ meglio questo complicato periodo. L’inciviltà che si riversa sulle strade è frutto anche di un grande amico/nemico dell’epoca contemporanea, che non dà modo di tranquillizzare e accompagnare gli spettatori e i comuni cittadini, ma dà sfogo alla comprensibile situazione di disagio portandola alla follia e raccontando i dati più critici e spaventosi.
Lo slogan #AndràTuttoBene e l’ondata dei balconi che sta colorando sempre più incessantemente le nostre città sono in controtendenza rispetto a questo trand. Sono voci che, nonostante mostrino profonda umanità e una volontà crescente di evasione dai propri abitacoli, hanno dentro un’intrinseca speranza che, conclusa la faccenda, rialzeremo la testa con grande coraggio (penso anche con orgoglio di rinunciare alle ferie per il desiderio di recuperare). Portano avanti la forza di un popolo che, con fare magari folkloristico o rustico, però motivante - che è la cosa più importante adesso - , si è riunito come sapeva solo fare durante le partite di calcio o altre competizioni sportive. Portano in cuore una domanda forte di riscatto e provano rabbia nel vedere sia da interviste ai giornali sia dalle parole dei singoli che alcuni concittadini (e spiace dire che non pochi siano tra i 20 e i 45 anni) non comprendano il senso delle restrizioni, irridano il lavoro di informazione e di comunicazione dei colossi televisivi e trasgrediscano le misure del governo, portando il numero dei denunciati e multati a una cifra vergognosa agli occhi dei nostri vicini o lontani osservatori.
Se dovessi essere più metaforico e poetico avrei in mente l’immagine della famiglia in un momento particolarmente delicato; lo Stato si sta comportando da padre responsabile non esageratamente coercitivo come qualche spregiudicato si sta improvvisando sceriffo, i cittadini che responsabilmente stanno a casa e intrattengono i nostri Social network con i disegni del #AndràTuttoBene o con le cantate di canzoni dialettali e nazionali dai balconi sono abbastanza comparabili a fratelli maggiori che si preoccupano e stanno attenti e poi chi irresponsabilmente fa colpi di testa o è un runner che sembra il fratello minore e che va accompagnato con saggezza e prudenza.
Non serve per forza emanare l’elogio alla felicità, ma l’apparente civiltà dovrebbe ricordarsi che per rimanere tale deve impaurirsi di meno e motivarsi di più, o meglio deve farsi intimorire di meno e appoggiarsi di più a chi la governa e farsi forza ai propri vicini.
Un aspetto non indifferente quando la società è sconvolta da un’epidemia rimane quello che si è verificato quando al governo di Firenze c’è la disputa tra guelfi e ghibellini o che si verifica quando la politica è dominata da chi grida più forte e la sfida si gioca tutta sui social: la perdita quasi completa del senno della ragione e lo stravolgimento dell’equilibrio mentale e psicologico della civiltà umana. Sembrano parole complicate, ma le viviamo tutti in tutte queste lunghe e interminabili giornate di quarantena. Il concetto è sintetizzabile nei video che girano sui media e nei momenti in cui necessitiamo di fare la spesa e siamo costretti alle interminabili code di fronte ai centri commerciali; infatti non credo di dover aggiungere imbarazzo agli occhi di chi mi legge inserendo quelle foto, però in questo primo passaggio riflessivo di oggi è utile per analizzare un dato e vivere un po’ meglio questo complicato periodo. L’inciviltà che si riversa sulle strade è frutto anche di un grande amico/nemico dell’epoca contemporanea, che non dà modo di tranquillizzare e accompagnare gli spettatori e i comuni cittadini, ma dà sfogo alla comprensibile situazione di disagio portandola alla follia e raccontando i dati più critici e spaventosi.
Lo slogan #AndràTuttoBene e l’ondata dei balconi che sta colorando sempre più incessantemente le nostre città sono in controtendenza rispetto a questo trand. Sono voci che, nonostante mostrino profonda umanità e una volontà crescente di evasione dai propri abitacoli, hanno dentro un’intrinseca speranza che, conclusa la faccenda, rialzeremo la testa con grande coraggio (penso anche con orgoglio di rinunciare alle ferie per il desiderio di recuperare). Portano avanti la forza di un popolo che, con fare magari folkloristico o rustico, però motivante - che è la cosa più importante adesso - , si è riunito come sapeva solo fare durante le partite di calcio o altre competizioni sportive. Portano in cuore una domanda forte di riscatto e provano rabbia nel vedere sia da interviste ai giornali sia dalle parole dei singoli che alcuni concittadini (e spiace dire che non pochi siano tra i 20 e i 45 anni) non comprendano il senso delle restrizioni, irridano il lavoro di informazione e di comunicazione dei colossi televisivi e trasgrediscano le misure del governo, portando il numero dei denunciati e multati a una cifra vergognosa agli occhi dei nostri vicini o lontani osservatori.
Se dovessi essere più metaforico e poetico avrei in mente l’immagine della famiglia in un momento particolarmente delicato; lo Stato si sta comportando da padre responsabile non esageratamente coercitivo come qualche spregiudicato si sta improvvisando sceriffo, i cittadini che responsabilmente stanno a casa e intrattengono i nostri Social network con i disegni del #AndràTuttoBene o con le cantate di canzoni dialettali e nazionali dai balconi sono abbastanza comparabili a fratelli maggiori che si preoccupano e stanno attenti e poi chi irresponsabilmente fa colpi di testa o è un runner che sembra il fratello minore e che va accompagnato con saggezza e prudenza.
Non serve per forza emanare l’elogio alla felicità, ma l’apparente civiltà dovrebbe ricordarsi che per rimanere tale deve impaurirsi di meno e motivarsi di più, o meglio deve farsi intimorire di meno e appoggiarsi di più a chi la governa e farsi forza ai propri vicini.

Alessandro Ritella