RUBRICA: L'epidemia al tempo della FRENESIA!

Prima di questo grande scombussolamento epidemiologico eravamo permeati da un’aria, un’ebbrezza particolare, che oggi a causa delle misure giuste e responsabili prese dal governo è limitato pressoché all’inesistenza: la frenesia. Volevo aggiungere anche la parola rapidità, ma credo sia sufficiente utilizzare la prima perché racchiude un qualcosa di più complesso.

Socialmente, tutti noi, che fossimo giovani studenti più o meno brillanti o ragazzi in carriera o persone impegnate nel lavoro o volontari non troppo giovani, eravamo mossi quotidianamente da una frenesia che ci dava il modo di rientrare a casa e sentirci stanchi ma soddisfatti di quanto eravamo riusciti a fare durante la giornata. È vero che in realtà in questo momento per tanti non si può parlare di arresto della frenesia quotidiana, anzi per loro si dovrebbe ragionare in senso opposto, anche se quel vivere non ha lo stesso sapore di prima.

Sono tempi in cui siamo demotivati o ancora troppo inesperti a riorganizzare un modo di essere produttivi in lentezza, sono tempi in cui c’è la freschezza di altre bellezze in giro per i paesaggi urbani o campagnoli, sono tempi in cui sembra essere rallentato il veloce anzi forse velocissimo deterioramento ambientale, sono tempi in cui vediamo, grazie al sapiente reportage di alcuni giornalisti dei nostri piccoli schermi, animali particolari che, magari proprio a causa della forte presenza di smog prodotta dai molti fumi e sostanze, non riuscivano a vedere prima.

Qualcuno, nonostante la noia e quel sentimento di inutilità che prova sentendosi improduttivo, ha nostalgia della frenesia non troppo sana che caratterizzava le nostre giornate. Purtroppo questo è un tema culturale che merita più attenzione perché questo periodo di quarantena e post-quarantena ha messo a nudo vari atteggiamenti accanto allo smartworking, come di chi non riesce a produrre o a ottenere concretamente risultati, ma non perché si rassegna al destino che sta portando questa epidemia virale o perché il suo è un lavoro o un’attività difficile da rendere smart, bensì perché, stando tra i comfort e le cure della propria abitazione, gli diventa difficile stare concentrato su quello che deve fare.

Spesso ho detto che questo di pandemia è un tempo in cui la civiltà tutta è messa alla prova perché effettivamente c’è un problema importante che mette tutti di fronte a sé e poi perché ci stiamo mettendo alla prova intesa come sperimentazione di nuovi strumenti e di modalità diverse e di fatti anche la frenesia, come i tanti aspetti di cui abbiamo parlato insieme, ora non è più la stessa e dopo si sentirà ancora un po’ frastornata.

Alessandro Ritella