RUBRICA: L'epidemia al tempo del leader padre!

Da tempo sono convinto che esistano popoli - e purtroppo anche il nostro è uno di questi - timidi nello scatenare rivoluzioni contro l’alto ma capacissimi a sparare in testa al proprio fratello. Questi hanno un carattere pregnante: la ricerca di qualcuno di forte, qualcuno che dimostra un buon polso, qualcuno che abbia le “palle” di rompere gli schemi e dettare lui la linea giusta. Qualche volta mi sono trovato a parlare di come sarebbe giusto soprattutto per quelle popolazioni fratricide, come l’Italia, trovare un leader carismatico, ma che non si imponga come un padrone assoluto o come un Re Sole versione 4.0, bensì come un padre comprensivo e affabile anche se deve mantenere la giusta autorità e compostezza.

Credo che le ultime settimane dentro a questa pandemia abbiano mostrato il volto umano e pragmatico di vari leader, mettendo alla luce la scomparsa quanto meno dalle prime pagine di quei leader.

Intanto mi riservo di dire che questa pandemia ha finalmente staccato la faccia e le orecchie di tanti di noi dai deliri mentali dei due Mattei d’Italia, che di certo non stanno zitti, ma se fino a due mesi fa erano a pagina 1-2-3 oggi passano a pagina 10-11-12. Questo stato delle cose ha fatto risalire di visibilità e conseguentemente anche di quota i leader-padri e ha messo in luce le capacità da leader-padre di alcune figure.

È palese che in questo momento il leader per antonomasia sia il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che riesce a tenere incollate alla televisione ad ascoltare i continui aggiornamenti anche le giovani più scatenate che fino a poco fa facevano le ore piccole in discoteca. Un uomo, che è (e non fa) il premier italiano. Un uomo che non urla, che non fa il clown, che non lancia solo slogan, che mantiene la calma, che infonde calma nel comunicare, che resta impassibile. Un uomo che l’altra sera é riuscito a cedere, dimostrando di comportarsi da padre fino alla fine. È successo quando, ad Accordi e Disaccordi sul Canale Nove, ha ricordato le ore dei primi decessi. Lì la ragione ha ceduto all'emozione, quella che vive da settimane, gestendo la situazione più complicata da tenere in piedi sotto il profilo sanitario e socioeconomico dal secondo dopoguerra. È tutto mente politici, giornalisti e intellettualoni dai social senza scrupoli cercano di scatenargli contro bufale, manipolazioni e falsità.

Accanto al Capo del Governo però si intravede una situazione dal sapore dantesco, in cui la leadership morale è detenuta dai due soli. Uno, da una piazza San Pietro deserta e bagnata dalla pioggia, l’ora prima impartisce la benedizione Urbi et Orbi concedendo l’indulgenza plenaria; l’altro, seduto alla poltrona del suo salotto presidenziale da cui riesce a mostrare la sua umanità e anche un po’ di stanchezza visto che, nonostante tutto, rimane il garante della carta fondamentale della democrazia italiana. Nonostante le differenze di età e di vicenda personale, oggi si ritrovano ad accompagnare moralmente un popolo affaticato e indebolito dalla crisi e stufo di vivere in passività e a invitarlo a non lasciarsi andare alla troppa voglia di sé, ma al desiderare di andare avanti insieme, curandosi di come, finito questo grosso avvicendamento, si dovrà ricostruire la realtà.

Le chiacchiere stanno a zero. I fatti stanno parlando e non staranno zitti forse mai più.

Cade a fagiolo una riflessione così più che mai azzeccata nel giorno della festa della mamma, che ringraziamo per la determinazione verso i propri figli.

 Alessandro Ritella