RUBRICA: L'epidemia ai tempi dei Social!

Il periodo non lascia spazio al resto. Chiama tutti a raccolta e monopolizza in un solo senso l'informazione e la comunicazione via social. Ho deciso che in questa rubrica ci dovesse essere un solo spazio dedicato non tanto all'emergenza intesa dal punto di vista scientifico e medico perché non ho le competenze per farlo, ma per vedere alcuni aspetti che sono figli di questa situazione.
Oggi decido di affrontare quello più pieno, forse, ma che sicuramente negli ultimi tempi ha creato situazioni di disagio come di ricerca al tempo stesso. Possiamo dire che quella del nuovo CoronaVirus è la prima epidemia virale della storia umana che viene vissuta nell'epoca dominata e conquistata dai social, dalla comunicazione selvaggia e dai dibattiti infiniti del complottismo in rete.

Lo stato di emergenza sta mostrando la triplice natura degli strumenti di comunicazione di questo secolo. Dico triplice perché si può constatare che vi sono tre diversi attitudini degli utenti e dei naviganti. Il primo è più o meno conosciuto e non certo in questo momento poteva mancare; mi riferisco a tutti quelli che fino a quando c'era da parlare di prescrizione erano magistrati ed ora sono diventati virologi, radiologi e odontotecnici. Non credo ci siano molti commenti aggiuntivi da fare. Il secondo è quello delle istituzioni, che, in questo tempo di durissima prova, comprendono che è importante informarsi contro i mostri del panico e dell'angoscia, che non sono soltanto quelli che stanno seduti sul divano o sul letto, ma siedono anche tra gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama oppure dietro la scrivania di un telegiornale. Sono in circolazione molti materiali ed è molto positivo questo fatto. Soprattutto è molto positivo che, all'unico fine di contenere il virus e non spaventare nessuno, le istituzioni investano e abbiano investito molto nella comunicazione via social e nel trasmettere le informazioni che servono per non uscire dai gangheri e controllare la difficile situazione. Il terzo è forse la più bella reazione che noi italiani abbiamo avuto a un evento di così grande portata negli ultimi anni. Dalla diffusione di #AndràTuttoBene ai balconi fino al flash mob dell’applauso agli operatori socio sanitari e a tutto il personale, credo che siamo ritornati a essere più persone che non animali da combattimento che aspettano il capro espiatorio da mettere alla gogna.

La solidarietà e la vicinanza di questi giorni ci fanno solo tanto onore e dimostrano il passaggio che in tempi migliori ci era difficile applicare: stando uniti e non attaccando qualcuno per espiare le nostre colpe riusciamo a essere la Nazione che siamo. E sicuro usciremo da questa piaga correndo più forti di prima. Vorrei, stavolta, dare un’AltraVoce all’ottimismo.

Alessandro Ritella