RAI: Basta una riforma per cambiarla?

Il grande e composito dibattito a seguito dell’intervento di Fedez al concertone del Primo Maggio ha risvegliato una questione abbastanza inattuale tanto da coprire il ruolo di protagonista alla giornata del Lavoro. La Rai, come pezzo di quella cultura in crisi sempre più crescente, è immersa sempre più in questioni politiche e aziendalistiche e sempre meno orientata verso la sua vocazione di televisione di stato come strumento e di informazione.

L’attacco frontale della dirigenza di Rai3 contro Fedez non arriva totalmente a caso come non è accidentale il fatto che ci siano dei contatti tra l’intervento del duo comico Pio e Amedeo e l’esibizione del rapper al Concertone.

La televisione è uno degli strumenti più colpiti in assoluto e dalla profonda crisi culturale intellettuale della nostra civiltà. La vera grande spia di allarme che preoccupa risiede nel fatto che il suo spazio non venga occupato concretamente. Negli ultimi anni, per non dire negli ultimi decenni, il mondo del piccolo schermo ha presentato sempre più insistentemente fenomeni da baraccone o grosse spine nel fianco al buon costume e al servizio di informazione e partecipazione. Accanto a questa deriva burrascosa, c’è una carenza non secondaria e non è scontato ricordare e che queste mancanze sono dovute a una sostanziale ingovernabilità dei mezzi di comunicazione.

Si può dire che viviamo perennemente nella situazione di non voler governare i processi di veicolazione di messaggi per non disturbare una tendenza consolidata come quella della sobrietà che si accompagna con il lasciare a chi domina l’onda tutto lo spazio necessario.

Il tema della governance della televisione pubblica è un dibattito che sta coinvolgendo le forze politiche da molto tempo. L’obiettivo di affrontare un tema così impegnativo deve essere una riforma televisiva specie in alcuni punti. È necessario distinguere l’indirizzo e il controllo del Servizio Pubblico dalla gestione ordinaria per creare un tessuto più largo tra la Rai e la politica anche con nuove modalità di nomina. Serve rendere l’Azienda più veloce e competitiva nel cavalcare il cambiamento imposto dai fatti. Serve unire l’esigenza di essere titolari di un servizio pubblico - quindi di tutti - con una gestione manageriale in grado di guidare un’azienda che si confronta ogni giorno con la concorrenza, che si dimostra spietata negli attacchi politici come in quelli prettamente commerciali e che ha dato spazi ingenti alla propaganda degli interessi di qualcuno. In parallelo c’è una questione enorme che riguarda molto più da vicino questi ultimi anni, le piattaforme social, iniziando da quella forse più usata e fruibile anche dai meno internauti, ovvero YouTube.

Un esempio è Netflix, elemento che ha mutato i fattori di concorrenza della Rai, che per confrontarsi deve gestire un rapporto purtroppo concorrente senza dimenticare di essere portatrice della missione di Servizio Pubblico i cui garanti sono i consiglieri di sorveglianza nominati in maniera molto differenziata.

Insomma c’è purtroppo un rapporto concorrente perché oggi provare a ritoccare il sistema di comunicazione e dunque riformare quanto arriva sui nostri piccoli schermi dovrebbe tenere conto di un paradigma diverso. La televisione pubblica si deve lasciare affiancare da quanto giunge dal progresso perché rischierebbe di cadere in pasto alla fiumana che rende questo strumento desueto quando non lo è. Anzi. È uno di quelli che ci ha resi più liberi e cittadini consapevoli.

Non fu secondario il ruolo centrale della televisione di stato nel dopoguerra. Fu uno dei primi frutti del progresso nella seconda metà del Novecento che diede modo non solo agli individui ma anche alle forze sociali e politiche di rivendicare e partecipare attivamente.

In questo contesto ricordiamo che tra i mezzi di diffusione rimane ancora la televisione, seppur provata dallo scorrere del tempo e del progredire dei mezzi, a primeggiare.

Le proposte di riforma dell’organizzazione dell’azienda Rai possono essere interessanti per gli addetti ai lavori, ma in ogni passaggio devono tenere conto dell’obiettivo finale che risiede nel divulgare notizie e nel sensibilizzare la popolazione e soprattutto dei cambiamenti dei tempi che offrono al pubblico ludibrio sempre più luoghi per partecipare attivamente e sentirsi concretamente pezzi di una società in evoluzione.

È normale, in un quadro in cui la dirigenza della Rai pilotata dalle logiche politiche di quando è stata nominata, che lo spazio di presa di coscienza della propria realtà e partecipazione attiva sia completamente assorbito dai nuovi canali, che sono una risorsa fondamentale ma non riusciranno mai a fare una informazione completa.

Ciò che in questo polverone non è ammissibile è che una destra di ritorno provi ancora una volta a utilizzare i mass media per affermare il messaggio più becero. A maggior ragione quando l’unica forza di opposizione e quella cui potrebbe essere consegnata la commissione di vigilanza è Fratelli d’Italia.

 

Alessandro Ritella