QUINTA PUNTATA: Nel paese delle meraviglie. "Al lavoro, alla lotta!"

Nel paese delle meraviglie tutto procedeva bene. Almeno stando ai racconti che ogni giorno la reginetta di picche e la sua corte diffondevano tramite Face Cool.

Chi non aveva il lavoro continuava a non averlo, chi lo aveva lo avrebbe probabilmente perso nel giro di poco. Poi c’era chi il lavoro lo studiava, chi lo analizzava, chi lo interpretava, chi lo cercava, chi non lo trovava. Difficilmente c’era chi lo “lavorava”.

Ai tempi del job act i democratici, ora al potere, avevano scommesso sul fatto che togliendo i diritti a chi un lavoro lo aveva si sarebbero generati magicamente nuove occasioni ed opportunità. Occorreva, secondo loro, rassegnarsi alla precarietà e ai lavoretti (possibilmente 3 o 4 al giorno e malpagati) che i giovani erano costretti a fare. E allora via l’articolo 18, via le garanzie contrattuali, via il “privilegio” di un posto fisso.

Ora però a SeiTu, nel paese delle meraviglie e quasi Capitale, finalmente c’era chi si occupava di lavoro.

La reginetta di picche aveva pensato a tutto, e in quel ruolo aveva voluto proprio chi di lavoro se ne intendeva o almeno così pareva, poiché lui un posto fisso lo aveva. Aveva fatto l’Operaio con la O maiuscola e non si stancava mai di dirlo a tutti spiegando poi che, grazie al suo impegno e al suo studio, ora era arrivata la (meritata) carriera.

Peccato che chi si rivolgeva a lui non voleva parlare della sua carriera ma del proprio posto di lavoro e quindi, al termine del colloquio, aveva l’impressione di essere stato raggirato.

La persona in questione, tra i più stretti collaboratori della reginetta, così almeno gli sarebbe piaciuto essere considerato, era di origine “fluviale”, nel senso che i suoi avi erano nati e cresciuti nel bel mezzo del fiume e con ciò si spiegava il perché di quel carattere un po’ da “frontiera” americana, di chi, essendo nato in un ambiente chiuso e isolato, ha difficoltà a percepire la differenza tra un prato e una prateria ovvero tra New York e SEiTUEra per questo che i suoi amici e collaboratori lo chiamavano il John Wayne del Middle Po

Un’altra sua caratteristica era quella che lo rendeva simile ad un moderno sciamano, un augure o un aruspice. Insomma, sapeva predire il futuro, o meglio la Futura.

La tecnica utilizzata era piuttosto semplice, anziché ricavare i segni dal volo degli uccelli, dal lancio di sassi o dalle interiora degli animali sacrificati, il nostro John W. chiedeva alla sua reginetta (che poi tra i molti nomi che costituivano il suo lignaggio c’era pure Futura) che cosa voleva sentirsi dire. Dopo di che passava alle vie di fatto e usando spesso Face Cool ma a volte anche in pubbliche assemblee lanciava la sua profezia “a naso mi sa che……”, un misto tra il fiuto e il sesto senso. Peccato che l’ostentata sicurezza quasi mai coincideva con la realtà ed era per questo che molti lo usavano come indicatore del contrario.

Con questa fama di “ai taca nen” o “non ci azzecca”, il nostro John del Middle Po si occupava, per nome e per conto di LEI, di crisi aziendali nel Paese delle meraviglie. Le stesse si succedevano a ritmi incalzanti, centinaia erano i posti di lavoro a rischio e, immancabilmente, dopo aver spiegato a tutti di trarre esempio da lui che ce l’aveva fatta a far carriera dopo anni di sacrificio, con tono perentorio esclamava “a naso mi sa che….” provocando tra i presenti maschi un rapido spostamento delle mani e, per le donne o per chi riteneva sconveniente il gesto si elevavano, bene in vista, mani cornute a testimoniare la fiducia di cui godeva il nostro consigliere di corte.

Non aveva importanza. Nel paese delle meraviglie, per volere ed editto della reginetta di picche e di tutti i democratici, le cose dovevano per forza andare bene e, dunque, una cattiva notizia veniva semplicemente annullata da due buone (ad averne), oppure caricata come responsabilità “su chi c’era prima”. Bastava andare su Face Cool o incaricare la sempre più numerosa schiera dei mercenari della comunicazione per far tornare il sereno in tutto il regno. 

Pazienza se il lavoro continuava a non esserci, se ne faranno una ragione diceva sempre la reginetta, l’importante è “tenere la “narrazione” e dire a tutti che SeiTu non era per poco diventata “Quasi Capitale della Cultura".