PRIMA PUNTATA: Il Paese delle meraviglie: "SeTu"

C’era una volta un paese bello, ma così bello da vivere che, dai e ridai, venne insignito dai suoi Regnanti con il titolo di “Quasi Capitale delle meraviglie”. Il paese in questione in realtà di chiamava Sei Tu (derivazione recente e mediatica del più antico SeTu). I cittadini venivano chiamati sette mesi, tanto infatti era durata la luna di miele tra loro e la nuova, anzi nuovissima, reginetta di picche che si era insediata a palazzo e che, tra specchi, selfie, intrighi e lusinghe della sua corte era giunta già al suo settimo mese e risentiva dei primi acciacchi.
La reginetta amava rimirarsi, era così intenta e concentrata su se stessa che, anche quando procedeva all'indietro le sembrava, guardando la sua immagine allo specchio, di andare avanti. O, se preferite, era così avanti che se si girava indietro vedeva il futuro, o almeno così lei, beandosi, pensava di sé.
In realtà non era cosi nuova perché da ben sette anni aveva gestito tutte le cariche più importanti di quel Paese ma, poiché non era mai sazia, aveva riunito attorno a sé e al suo volto sorridente che campeggiava su ogni muro e in ogni angolo della città, ogni legittima insoddisfazione, ogni antico rancore, ogni ambizione trasformista, ogni voglia di “cambiamento”.

Cambiamento” era infatti la parola magica, il suono, il grido che copriva ogni ragionamento. Il nemico era il "Passato" e la reginetta di picche si autoproclamò “il Futuro”. Risultò lei l’interprete più convincente di questo sentimento che alla rabbia e al risentimento univa la speranza, o quantomeno lo fu per quel 30% scarso di popolo che la scelse nel secondo turno della sfida con quello che veniva chiamato dai sui sostenitori (e anche da noi, che non lo siamo) il Caporale a ricordare i 7 gradi che gli mancavano per diventare Capitano. C’è chi però lo chiamava l’Avvocato che non era manco bello. 

E qui inizia la nostra storia, o meglio, proveremo a raccontare la storie di “Sei Tu”, storie di popolo e di fantasia, di presente e di passato perché il futuro è solo una finta promessa per chi ci ha creduto e ci vorrà credere. Noi siamo i cantastorie a cui i democratici vorrebbero tagliare le mani, o quanto meno orecchie e lingua e anche gli occhi vorrebbero accecare, per non lasciare testimoni. Noi siamo i cantastorie a cui i Re e le Reginette vorrebbero tagliar la testa, ma siamo in tanti e non ci possono prendere tutti.
Come nelle migliori fiabe il popolo e i cantastorie vivranno per sempre più o meno felici e contenti, sono i principi e le principessine, i ciambellani e i servi sciocchi che a volte rischiano di cadere prima che arrivi la parola fine.

Se avrete un po’ di pazienza ogni lunedì ve ne racconteremo un pezzo e, con il tempo, vi diremo anche come andrà a finire. Possiamo anticiparvi che Noi, in tutti i casi, ci saremo. E ci sarà anche Sei Tu, anche se forse ritornerà a chiamarsi SETU.