L'ANALISI: Arrivano i soldi dall'Europa!

Queste ultime settimane sono state storiche per l’Europa. Forse l’Europa se le ricorderà proprio a onore del comportamento tenuto e di quello che è stato in passato. Dopo 90 ore di trattative, un martedì di fine luglio si è chiuso il Consiglio Europeo con un accordo sul Recovery Fund per 750 miliardi.

Da Bruxelles l’Italia è riuscita a conquistare più di quanto si sperasse a maggio. Si perdono 3,8 miliardi di aiuti diretti rispetto ai previsti 85,2 a fondo perduto, chiudendo a 81,4, ma ne si guadagnano 38 in prestiti, che dai previsti 89 salgono a 127 miliardi.

Per il nostro Paese è un accordo storico già solo da come oggi ha conquistato credibilità e per l’impegno nell’ottenere un risultato tanto importante. Si è sempre avuta una bussola, nonostante le continue avversità e i perenni malumori pretestuosi interni e la linea rigida dei paesi di Visegrad, che si traduce nel binomio: una crisi straordinaria necessita di strumenti straordinari.

Prima di entrare nel merito credo che oggi sia motivo di orgoglio dire che oggi hanno perso i nazionalismi, ha perso l’Europa che crede di vivere rinchiusa nei confini stretti, nelle frontiere. Con quella trattativa vince l’Europa che non smarrisce, in questa crisi difficile e complessa, la sua funzione storica, quella di comunità che non somma gli egoismi nazionali ma che mette insieme le risorse per politiche comuni.

Oggi c’è anche da essere orgogliosi perché non hanno perso solo i nazionalisti e i sovranisti, ma perché soprattutto gli anti-italiani sono stati sconfitti su un terreno che forse avremmo dato per scontato. L’Italia è stata protagonista dentro a una battaglia di coerenza perché si è fatto molto, quando si dava il risultato scontato, tenendo sempre a mente la bussola imprescindibile da qualsiasi presupposto economico e finanziario: si vive nell’emergenza sanitaria e ogni sforzo doveva essere fatto per tutelare la salute di tutti. Soprattutto la coerenza si è dimostrata nel credere fermamente che l’Europa potesse fare qualcosa e si dimostrasse comunità non solo di interessi. Questo si è realizzato perché si era rimasti fedeli alla storia della comunità europea e al fatto che l’Italia a contribuito tra i primissimi a fondarla.

Ora le famose risorse per programmare il proprio futuro ci sono. Serve ri-orientare la bussola, ponendo come perni le risposte concrete da dare a chi è stato colpito dalla crisi. Alcuni esempi sono sedersi nei tavoli in campo industriale e manifatturiero, riprendere la questione del Mezzogiorno, della transizione ambientale e tecnologica e del tema delicato dello Stato e del suo ruolo.

Concretamente l’obiettivo principe deve essere quello di costruire uno Stato innovatore, in grado di accompagnare le energie imprenditoriali e soprattutto i lavoratori in un cambiamento epocale. Serve che si accompagni alla tecnica in continuo e costante moto progressivo la creazione dei tavoli specifici su settori strategici, come siderurgia, automotive, telecomunicazioni, industria verde. Cercare di tenere insieme le imprese, i lavoratori e tutti i soggetti in grado di operare all’interno della filiera, facendo attenzione agli obiettivi strategici che servono anzitutto per uno sviluppo ecosostenibile. Su questo la prima questione deve essere la sistemazione è l’applicazione conseguente di un Green New Deal, che rimette al primo posto la riconversione ecologica della società all’interno del mercato del lavoro prima di tutto.

Si sentono una marea di battute e di slogan fasulli che spostano il tema ambientale da un’altra parte e banalizzano il tutto al bonus sui monopattini. È un’offesa all’intelligenza di chi ci crede in primis e di una questione delicatissima come quella dei cambiamenti climatici. Dobbiamo essere in grado di comprendere che non è concepibile nel 2020 dover aspettare alluvioni e calamità naturali per piangere le ingenti ferite che provocano in molti casi anche una perdita economica ingente. Anche per questo riconvertire la società in maniera ecologica e creare buona e sana occupazione saranno i risultati, che da troppo si aspettano.

Accanto alla rivoluzione ecosostenibile, non dobbiamo dimenticarci di quella digitale. Non è possibile anche in questo caso banalizzare l’argomento alla questione della privacy mancata che spaventa soltanto le persone, ma ricordarsi che nel 2020 esistono ancora cittadini di serie A e cittadini di serie B nella capacità di interconnessione. Questa durante il COVID è stata una consistente questione che ha accentuato le disuguaglianze sociali e le disparità fra chi può permettersi le risorse e chi no.

Ultima ma non ultima la questione fondamentale su cui reinvestire il futuro è quella che é tanto cara a una certa tradizione politica di cui mi sento orgoglioso di far parte, la questione sociale. É necessario e vitale dopo le norme lezione della pandemia riportare al centro seriamente i diritti sociali, a partire da quello alle cure scritto a caratteri cubitali nell’articolo 32 della Costituzione. Ci sono alcune cose semplici ma che devono essere uno dei fari con cui ripartire. La prima è molto immediata ed è che questa battaglia contro il COVID-19 non è ancora conclusa: c’è molto da fare per arginare il virus prima che arrivi questo sacrosanto vaccino. Detto questo serve comprendere che c’è bisogno di un piano, c’è bisogno che il piano che il ministro Roberto Speranza auspica sia l’oggetto della battaglia e dell’impegno nel settore Sanità. Terrei a ricordare lo strenuo sforzo nell’individuare quella cifra pari a tre finanziarie per investire nel rafforzamento delle strutture e nell’efficientare le risorse e il personale. Soprattutto infine imprescindibile deve essere la lotta perché la sanità rimanga una questione pubblica, rimanga in mano al vero protettore dei cittadini e non data in mano agli appetiti della privatizzazione selvaggia, che in questi anni ha attraversato più volte l’agenda politica.

Il titolo è una prospettiva importante però credo che sia con il riformismo progressista e la cooperazione è affiancata dal confronto costante che la sfida si può affrontare e vincere.

Alessandro Ritella