LA RIFLESSIONE: Per essere credibili serve di più!

Non sapevo se parlare della riscossa o del ritorno, ma ho notato che dopo l’ascesa di febbraio si è verificato quanto probabilmente era prevedibile. Tutti abbiamo letto e ascoltato per settimane della vicenda delle 6000 Sardine tutte strette e tutte in piazza, che, come tutto il mondo produttivo e intraprendente, sono dovute rimanere distanziate e a casa. Ma in quest’ultimo tempo c’è stato un particolare interessante.

Qualche tempo fa guardavo DiMartedì, la trasmissione di La7 condotta da Giovanni Floris. Come sempre faccio, l’ho seguita perché sapevo che ci sarebbero stati personaggi interessanti. In apertura è entrato il Ministro della Salute Roberto Speranza, subito dopo è stato il turno di Matteo Salvini, poi Enrico Letta e Pier Luigi Bersani che è stato anche affiancato per un tratto dalla massima sardina Mattia Santori. Poco dopo, assieme a lui, è entrata in studio in rappresentanza del movimento una delle fondatrici delle 6000 Sardine. Ho voluto finire di seguire la trasmissione per ascoltare quanto avevano da dire viste le recenti affermazioni sul fatto che fossero intenzionati a prendere una pausa di riflessione. Quando il movimento delle sardine si è attivato e ha svegliato tanta popolazione, si vide un momento di ritorno di interesse al proprio destino molto particolare in alcune fasce di età che doveva tenere allerta la riflessione politica sul coinvolgimento di massa alla cosa pubblica.

È proprio questo il punto a cui voglio arrivare. Vivendo a freddo quelle giornate di mobilitazione in tante piazze d’Italia, posso dire con certezza che quelle tante persone, stufe della retorica di chi semplifica le questioni importanti oppure di chi le mette in caciara, sono state mosse dal desiderio di cambiare il proprio destino. Proprio per questo scopo, è verissimo che sono una di quelle esperienze che ribadisce in modo fresco i valori costituzionali, ma oggi, seppur da quelle piazze sono passati poco più di quattro mesi, si deve rispondere al bisogno di un cambiamento diverso, che in realtà viene richiamato da molto tempo.

Oggi la sfida non è fare qualcosa per cambiare il proprio destino oppure per evitare il destino più pericoloso, bensì, alla luce del lungo periodo critico che abbiamo incominciato a vivere con l’emergenza sanitaria, rimettere in discussione gli apparati grossi e dar vita a un grande confronto per una discussione concreta non solo sulla ricrescita, ma su un’idea in antitesi al sistema degli ultimi anni. Deve vedere il realizzarsi di un campo grande che raccolga le istanze dai mondi dispersi di questi ultimi tempi, ma che non si dimentichi una cosa fondamentale, che non è da rancorosi o da persone affezionate a un tempo che non c’è più: serve lo sbocco politico, serve il contributo del partito, serve che si dia vita a una forza progressista che tenga fede a pochi punti principali attorno ai quali far ruotare la propria idea di società.

Mi fa piacere al cuore vedere e a volte riuscire a partecipare a momenti in cui le forze più differenziate ma concretamente impegnate nel territorio si facciano sentire, non da ultime le recentissime piazze in mascherina e in silenzio per otto minuti dell’ #ICantBreathe, ma sono convinto che queste espressioni debbano essere comprese dentro a un progetto più grande.

Non si può oggi rischiare di frammentare ulteriormente l’alternativa alla peggiore destra sociale e alla altrettanto pericolosa deriva neo liberale e neo centrista che si è resa in questi anni complice della crisi generalizzata e della rabbia sociale crescente. Non è ricreando nuove strutture che si ricompone un campo, come non è nella soluzione delle aggregazioni per fascia sociale o per contenuti che si può pensare di avanzare la propria proposta e muovere l’alternativa.

C’è un compito più importante e ben più ambizioso che riguarda la ricostruzione dopo una crisi economica importante e il suo impatto socioculturale dal momento che ha investito l’anima delle persone e poi l’idea di società e di riorganizzazione dei suoi sistemi.


Alessandro Ritella