LA RIFLESSIONE: Le "Sardine" hanno senso di esistere?

Giovedì 10 dicembre Torino, come tante altre città italiane in questo ultimo mese, è stata investita dalla “nuotata”, come uno dei fondatori Mattia Santori ha definito, le manifestazioni recenti delle sardine.
Piazza Castello era piena, gremita di persone. È normale che chi ci era in mezzo non poteva quantificare la moltitudine, ma quando si vede quella foto dall'alto non si può negare l’evidenza di una massa che per vari motivi è riuscita a unire tantissime sensibilità attorno a due bandiere: quella dell’antifascismo, ripresa molte volte, e quella della cultura politica, nel suo significato di ripresa di dibattiti, di confronti e non di ring e insulti codardi via social.
Le sardine avevano uno scopo: il boicottaggio dell'iniziativa di apertura della campagna elettorale della Lega e della candidata presidente della regione Emilia Romagna al Paladozza. Sappiamo tutti che alla fine, però, entrambe le iniziative hanno avuto una grossa adesione ma la quantità più interessante risiede nelle sardine che in poche settimane sono riuscite a organizzare flash mob in tutta Italia. A livello personale giudico quello degli ideatori delle sardine un atto di coraggio dovuto per rispondere alla solita guerra elettorale.
Le sardine, iniziando a manifestare, hanno voluto dare un segnale di smacco rispetto alla tendenza politica che vediamo oramai delinearsi a livello locale e nazionale.
Il punto di evoluzione nazionale però doveva avere una piega diversa da quella che ha avuto.
Guardo con simpatia a questa nuova sensibilità che ha portato alla grossa discesa in piazza (tant'é che ero presente la sera del 10 dicembre), però al tempo stesso sono convinto che si debba essere prudenti con alcune valutazioni.
La risposta ai contenuti messi in campo soprattutto dalla Lega deve essere data dalla politica. Le sardine portano a cuore sicuramente l'esigenza di modificare la tendenza del vociare improprio e sbragato, ma sono un moto che doveva scattare e deve muovere l'Emilia Romagna prossima al voto e a un voto rischioso per quella regione. Il loro obiettivo preciso per questo si deve articolare, come in Emilia Romagna, ad una collaborazione attiva con la coalizione di centrosinistra per non regalare alla destra quel territorio figlio di una tradizione popolare e che negli ultimi anni ha
visto notevoli sviluppi in diversi ambiti. L'altro obiettivo che possiamo rintracciare, se ragioniamo nell'evoluzione nazionale che questo movimento ha avuto, può essere una sveglia alle forze democratiche e progressiste nell'area del centrosinistra perché provino a fare riunione nel senso di verifica degli errori sincera concreta. È vero che esistono già diversi esponenti che hanno iniziato a fare autoammenda, ma ad oggi non si è vista ancora un'analisi degli errori concreta fatta in un contesto di riunione. Vedo nel movimento delle sardine l'occasione, comunque vada, per porsi un interrogativo importante e agire subito senza perdere un attimo per recuperare credibilità e riprendere a essere competitivi agli occhi del popolo perduto e di quello disinteressato.
È da intendersi che questa possibilità, che è a continuo rischio di utopia, deve concretizzarsi senza dare sfogo a nuovi raggruppamenti, ma ribadisco la centralità della disposizione a contribuire per un progetto innovativo e alternativo basato su una associazione di anime indipendenti ma con principi comuni.
Alessandro Ritella