JOB TIPS - Semaforo verde: ripartiamo con la Green Economy!

Ormai è chiaro: il legame tra il rischio ambientale e la potenziale esplosione di nuove pandemie, è evidente a tutti. Molti istituti e associazioni, come WWF Italia, hanno evidenziato l’interconnessione tra le nostre azioni sugli ecosistemi e la biodiversità e i conseguenti effetti che esse determinano sulla salute di ciascuno di noi e sulle realtà socioeconomiche delle nostre società. Si evidenzia una stretta relazione tra ecologia e malattie infettive: la riduzione della biodiversità, la deforestazione e il collasso climatico contribuiscono alla diffusione delle epidemie. Ed è questo uno dei mille motivi per cui dobbiamo tutelare il pianeta e, di riflesso, proteggere noi stessi. Durante l’ultima crisi sanitaria, probabilmente molti di noi hanno rimosso dalla mente l’emergenza ambientale. Ma quella c’è, rimane, si aggrava. E solo noi possiamo modificare la sua evoluzione. Fortunatamente, tale consapevolezza si riflette nella filosofia green delle linee per la ripresa economica e sociale di tutti gli Stati membri, fortemente colpiti dal Covid-19. Infatti, la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen ha affermato che il progressivo ritorno alla normalità e le necessarie manovre economiche da miliardi di euro si orientano verso la direzione indicata nel European Green Deal: esso rappresenta una bussola che ci permette di trasformare la crisi dettata dalla pandemia in un’opportunità per ricostruire le nostre economie in maniera innovativa e sostenibile. Conosciamo meglio questo ‘accordo verde’.

Cos’è il Green Deal? Si tratta di una strategia di crescita economica a favore dell’ambiente con l’obiettivo di trasformare l’UE nel primo territorio a zero emissioni inquinanti entro il 2050. Investimenti, ristrutturazioni infrastrutturali, incentivi a progetti e startup green rappresentano il mezzo per plasmare una società prospera, migliorando la qualità della vita delle generazioni attuali e future, attraverso un’economia sostenibile ed efficiente nell’impiego delle risorse. Nello specifico, questo accordo impegna i Paesi membri a decarbonizzare il settore energetico (pari al 75% delle emissioni inquinanti) e ad innovare il sistema di produzione industriale e quello dei trasporti, colpevoli per il 25% delle emissioni in UE, ripensandone i mezzi per impattare al minimo sull’ambiente (pensiamo anche ai bonus monopattini ed e-bike del nuovo Decreto Rilancio). Per raggiungere tutti gli obiettivi fissati, il Green Deal prevede investimenti pari a 1.000 miliardi di euro distribuiti 10 anni, dei quali 364 riservati all’Italia, per attivare la riconversione economica, produttiva e del mondo del lavoro.

L’UE sarà pronta per un’economia innovativa, utile a superare la crisi per Covid-19? Le consistenti risorse mobilitate a livello UE per uscire dalla crisi economica innescata dalla pandemia sono necessarie per la ripartenza di ciascuno Stato. Infatti, gli ingenti investimenti concessi mediante l’accordo sono fondamentali per la conversione di sistemi tradizionalisti e inquinanti in economie sostenibili e circolari. Ma sappiamo che l’attuale crisi necessita di reazioni immediate, che avranno un impatto decisivo sul nostro futuro. Durante le crisi passate si tendeva a rimandare azioni per rendere le nostre società più green, preferendo politiche di crescita economica. Ma questo accordo dimostra che la ripresa può avvenire in maniera sostenibile, pianificando obiettivi strategici di lungo periodo.

Come contribuirà la Green Economy all’occupazione? Secondo un report di Green Italy, nel 2018 nel nostro Paese oltre 3,1 milioni di persone erano occupate nella green economy (+3,4% rispetto il 2017) e 432 mila aziende negli ultimi 5 anni hanno intrapreso questa direzione. Le strategie impostate in questa direzione, garantiscono che con l’European Green Deal il numero di nuove professioni e di occupazione continuerà ad aumentare. Queste sono solo alcune delle nuove professioni generate da una Green Economy, quali:

  • cuoco sostenibile, che presta attenzione a materie prime di qualità, alle produzioni biologiche e a km zero e, soprattutto, alla riduzione di sprechi;

  • ingegnere energetico, in campo industriale, civile, agricolo e dei trasporti, progetta e monitora impianti per contenere l’utilizzo di materie prime e di energia;

  • promotore edile di materiali sostenibili, colui che propone una consulenza e supporto tecnico per la gestione di servizi energetici e di ottimizzazione dei consumi.

  • informatico ambientale, con il compito di creare software e applicazioni per la riduzione dei consumi.

Quali sono gli ostacoli alla realizzazione del Green Deal? Nonostante la pandemia, il 21 aprile la commissione Ambiente ha assicurato che l’accordo rimane invariato, affermando anche che a settembre sarà elaborata una proposta per nuove riduzioni delle emissioni entro il 2030. Almeno l’intenzione di proseguire con l’accordo c’è. Ma sappiamo che gli ostacoli alla sua realizzazione sono insiti nella nostra struttura sociale, burocratica e politica. Le difficoltà di attuazione del programma recentemente individuate da Forbes, e che probabilmente molti avevano già immaginato, ricadono sulla capacità effettiva dell’Unione Europea nel fronteggiare l’applicazione del programma. In poche parole, il rischio di corruzione, i tossici know-how tradizionali, l’assegnazione iniqua del budget e il Covid-19 possono mettere in un angolo il mondo green che tanto auspichiamo. Infatti, nonostante la volontà di molti cittadini nel rendere “green” la ricrescita europea, gli Stati membri si mostrano incerti circa i progetti nazionali integrati per l’energia e il clima (PNIEC).

 

Andiamo oltre queste paure. Il Green Deal è una strategia di crescita, che assicura anche la protezione dell'ambiente. Le incertezze, le paure, le difficoltà di attuazione devono lasciare spazio ad energie rinnovabili e le tecnologie innovative. Esse rappresentano un'opportunità economica, occupazionale, personale e industriale importante, aprendoci a futuro più prospero di quanto non ci consentirebbe un'economia che ruota attorno ad incertezze e distruzione. Dobbiamo concepire le tecnologie pulite come investimenti che si ripagheranno da soli, in termini di risparmio energetico e di risorse, di incremento di profitti per le imprese e di riduzione di spesa dei singoli cittadini. E se ampliamo i nostri orizzonti, vediamo che stiamo salvando un qualcosa di ben più grande del nostro orticello: il Pianeta. La strategia green valorizza le migliori potenzialità dell'Italia (sì anche noi le abbiamo, a differenza di quanto vogliono farci credere): l’eccelsa qualità delle materie prime e delle produzioni; l’attività di riciclo dei rifiuti, l'efficienza energetica e le energie rinnovabili; il modello di agricoltura sostenibile da noi ampiamente adottato e l’attività di bioeconomia rigenerativa; le rigenerazioni urbane, come mobilità sostenibile e aree verdi in città; la ricchezza naturale e paesaggistica, chiave del nostro turismo. I cambiamenti climatici non rappresentano una crisi: essi sono il risultato di una trasformazione irreversibile, per loro non ci sarà alcuna fase 1-2-3, non ci sarà alcun ritorno alla normalità, non ci sarà alcun vaccino. Serviranno comportamenti, leggi, iniziative, senso civico, progetti che ci condurranno a una trasformazione significativa e permanente.  Non sussiste alcuna contraddizione tra l’esigenza di una ripresa economica post-pandemica e l’ambizione di realizzarla in linea con gli obiettivi del Green New Deal. È per questo che continuo a sperare in una rivoluzione green, innovativa, che ci renda compatibili con un disegno europeo, pregno di uguaglianza e di tutela dei diritti essenziali. A ogni livello. È importante ripartire sì, ma con un obiettivo comune, con la consapevolezza che siamo il riflesso del Pianeta che ci ospita.

Roberta Esposito