JOB TIPS - CROWDFUNDING: quando l’unione fa… il tuo business!

Hai un progetto, un sogno che pervade la tua testa. Ti sei procurato una cassettina. Ogni giorno, al suo interno, inserisci i tuoi risparmi. Quando essa è piena, ti senti soddisfatto di te stesso, dei sacrifici e delle rinunce fatte per costruire una base di partenza. Tutto questo è sufficiente per iniziare? Se sì, ottimo. Buon per te. Ma se ti rendi conto che il tuo gruzzoletto non è sufficiente per concretizzare il tuo progetto, il tuo primo istinto non deve essere rinunciare alla tua iniziativa e tornare alla tua solita routine, che magari non ti soddisfa poi così tanto. Ecco, questo è il momento in cui devi aprire gli occhi e formulare un piano B (N.B. sono quelli davvero vincenti!). Devi chiederti: “E se qualcuno ci credesse, tanto quanto me? Se qualcuno, ovunque esso sia, volesse condividere e sostenere il mio percorso?”. È proprio ora che devi realizzare la tua idea! Come? Con il crowdfunding.

Il termine inglese, letteralmente tradotto 'finanziamento della folla', deriva dall’unione di due termini 'crowd' (folla) e 'funding' (finanziamento). Possiamo intendere questo strumento come un 'finanziamento dal basso' o 'collettivo', che consente a chi propone progetti imprenditoriali o creativi di raccogliere fondi da una moltitudine di persone online. Negli ultimi anni il crowdfunding si è diffuso a livello globale, dapprima negli USA e successivamente anche in Italia, e viene ormai considerata una chiave fondamentale per sbloccare progetti, che altrimenti rischiano di non concretizzarsi. In linea generale, esiste una persona, un’organizzazione o un’azienda che ha ideato un progetto imprenditoriale e che ha bisogno di un sostegno economico per realizzarlo. Se pensiamo al caso specifico delle startup non sussiste una solida garanzia di ritorno economico. Quindi, per raccogliere fondi, gli sviluppatori del progetto si rivolgono ad una piattaforma di crowdfunding (Ulule, Starteed, Land2Lend, BeCrowdy, Kickstarter, Indiegogo) nella quale presenta il business e definisce un obiettivo di raccolta. È qui che può entrare in gioco ciascuno di noi, contribuendo all’iniziativa: se l’obiettivo viene raggiunto o addirittura superato, il richiedente, chiamato fundraiser, riceve il denaro necessario ad avviare il progetto, mentre i finanziatori, in relazione alla tipologia di crowdfunding, riceveranno una “ricompensa” e, infine, la piattaforma coinvolta tratterrà una commissione. Nel caso in cui l’obiettivo non venisse raggiunto entro la scadenza della raccolta fondi, il denaro viene immobilizzato nei conti correnti degli investitori e il progetto non viene finanziato. Solo per alcune piattaforme il denaro viene subito prelevato dai conti degli investitori e il progetto viene finanziato anche senza aver raggiunto l’obiettivo. E se la cifra viene raggiunta prima della scadenza della campagna? Si può continuare fino al termine prefissato ed è proprio per questo che spesso le campagne di successo superano la cifra prefissata, andando in overfunding. L’efficienza, la trasparenza e la capacità di far confluire persone e risorse con un ampio pubblico di potenziali finanziatori, emergono da qualsiasi tipologia di crowdfunding esistente:

Reward based tale modello ruota attorno a una ricompensa, commisurata all’importo investito nel progetto che, in genere, coincide con un prodotto o un servizio. Tra i ritorni possibili incontriamo spesso la possibilità di pre-selling, una ricompensa economica o un riconoscimento pubblico, magari sul sito web della nuova impresa;

Donation based modello tipico utilizzato soprattutto dalle organizzazioni no profit, che prevede la donazione altruistica di denaro per finanziare iniziative senza scopo di lucro. Questa struttura non prevede per il finanziatore alcuna ricompensa, se non, in alcuni casi, di tipo simbolico o intangibile.

Lending based questa tipologia di crowdfunding è strettamente connessa al prestito di denaro peer-to-peer. Essa infatti rappresenta una forma di disintermediazione del prestito, mediante la scelta diretta del progetto da finanziarsi. Così come per i tradizionali affidamenti bancari, il mutuatario dovrà corrispondere un tasso di interesse in relazione al finanziamento ottenuto.

Equity based forma di finanziamento regolamentata dalla Consob, che prevede la partecipazione del finanziatore al capitale sociale dell’impresa. Infatti, tramite l’investimento online si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione alla società. In tal caso, la remunerazione prevista per il supporto al progetto si traduce in diritti patrimoniali e amministrativi, di cui favoriscono solitamente i soci dell’impresa.

Royalty based  tipologia di crowdfunding volta a distribuire una quota di profitti generati dall’attività a coloro che hanno partecipato al suo finanziamento. Essendo una vendita da parte del fundraiser e nel contestuale acquisto da parte dell'investitore di alcuni ricavi delle vendite future dell'attività economica, si consiglia tale forma di finanziamento per business che prospettano alti margini di profitto.

Le tipologie appena citate rappresentano le forme più classiche, solide e tradizionali di questa opzione di finanziamento, aprendo a forme innovative e versatili di crowdfunding, come il Real-estate, Civic, Corporate e Do It Yourself. Ad esempio, quest’ultima può fare a caso tuo: come suggerisce il nome, essa ti consente di realizzare una campagna interna al sito stesso dell'organizzazione, senza l’intermediazione di un’altra piattaforma specifica di crowdfunding. La libertà di azione che ci offre questo strumento può contrastare le difficoltà e la burocrazia tipica dei canali di finanziamento tradizionali, quali l’erogazione di credito da parte delle banche verso fasce di operatori con pochi requisiti di stabilità. E questo è solo uno degli innumerevoli vantaggi che esso offre per promuovere progetti innovativi, culturali e imprenditoriali: la sua flessibilità, l’esposizione mediatica che consente a chiunque di esprimere un feedback circa l’iniziativa, la ripartizione del rischio (elevato, c’è da dirlo) tra i numerosi investitori. Ecco spiegate le ragioni per cui consideriamo il crowdfunding una valida alternativa a forme di finanziamento più rigide e tradizionali e il mezzo più efficace per il lancio di start-up e iniziative imprenditoriali.

Ok possiedi l’idea, hai strutturato un business plan per definire i tuoi obiettivi e i mezzi con cui raggiungerli. Non fermarti qui: comunica il tuo progetto al mondo! Cura la presentazione della tua iniziativa, raggiungi il tuo target online e analizza i feedback che ricevi. Supponendo che la tua idea sia percepita con entusiasmo dal web, la campagna di crowdfunding può rappresentare un efficace strumento di marketing per costruire l’identità del tuo brand. Il 25% delle campagne non vanno a buon fine, soprattutto a causa di mancanza di un’adeguata strategia di comunicazione per il crowdfunding. È proprio per non commettere questo errore che ti consiglio di descrivere la motivazione che ti spinge a intraprendere questa nuova avventura, di aggiungere dettagli relativi al progetto e di definire lo stile grafico con cui vuoi caratterizzare il tuo brand e la sua presenza sui social network. Se non lo comunichi, come puoi immaginare che altri investano su di te? Inoltre, immagina diversi profili di persone che potrebbero interessarsi al progetto, attribuendogli con un nome, un’età, una professione. In questo modo ti risulterà più semplice capire come e cosa comunicare al target da te individuato! Mettiti in gioco in prima persona, coccola la tua community con contenuti speciali e invitali ad agire!  Il tuo scopo è quello di conquistare nuovi clienti e far sì che si affezionino al brand, ma anche di ampliare la community! Sfrutta la tua rete, i tuoi contatti, i tuoi profili social per far parlare della tua campagna di crowdfunding, che deve essere costantemente monitorata per essere pronto ad intervenire in qualsiasi momento!

Ingegno, impegno e un po’ di ‘fattore C’ sono i requisiti necessari per realizzare il tuo business, attraverso il crowdfunding. Don’t give up!

Roberta Esposito