ITALIA: Ma nel 2021 serve davvero un DDL ZAN?

Il seguente articolo si presenta come una riflessione scaturita dai numerosi dibattiti che si sono scatenati in questi giorni riguardo al DDL Zan. Non si pretende alcuna esaustività e soprattutto non vuole essere un discorso di mera politica, ma qualcosa di più ampio.

Innanzitutto, preme sottolineare che i protagonisti sono anche i soliti grandi dimenticati: i disabili. Questi ultimi, come sempre, sono nominati solo marginalmente e spesso non vengono neanche citati. Eppure, nelle modifiche al testo degli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale e della legge 25 giugno 1993, n. 205, è compresa l’aggiunta delle parole «fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità». Già a partire da questo assunto, le veementi proteste contro il disegno di legge in questione risultano in qualche modo fuori contesto. L’obiettivo è infatti il contrasto dei discorsi d’odio e dei crimini d’odio nei confronti di tutte le minoranze, comprese quelle più silenti.

Si parla molto di diritto alla libertà di parola, di censura nei confronti di chi non si adegua all’ideologia dominante. Niente di più assurdo, perché - da che mondo è mondo - in una società democratica ed egualitaria i diritti di una persona si estendono fin dove non arrivano a ledere quelli altrui. La tendenza odierna, purtroppo, è quella di sottovalutare l’immenso potere del linguaggio; un discorso d’odio può essere molto più forte e dannoso di un becero atto di violenza. Se, per legge, non posso decidere di malmenare qualcuno fino a mandarlo all’ospedale senza aspettarmi conseguenze, perché invece dovrei pretendere di istigare la discriminazione e compromettere il benessere altrui rimanendo impunito? Chiaramente qui si tratta di azioni inaccettabili e soprattutto ingiustificate, perché aggravate dalla presunta superiorità rispetto a chi è diverso dalla maggioranza della popolazione per un qualunque motivo. I discorsi d’odio, o hate speech per dirla all’inglese, possono portare a conseguenze disastrose, sfociando nella violenza fisica e non solo. Basti aprire un qualsiasi libro di storia per credere.

Nel DDL Zan sono previste anche l’istituzione di una Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia e l’impegno a una rilevazione statistica triennale sugli atti discriminatori. In tutto ciò, risulta lampante che si vogliano tutelare alcune minoranze, senza nulla togliere a tutti gli altri. La falsa supposizione che si leda la cosiddetta “famiglia tradizionale”, che peraltro sta ormai diventando una sorta di utopia (basti pensare anche solo al numero di divorzi o alle coppie non sposate), fa acqua da tutte le parti. E la libertà di espressione rimane integra per chiunque, nel rispetto altrui.

Ciò che veramente dovrebbe far riflettere è la necessità, nel 2021, di un simile disegno di legge. Questo è un piccolo passo e magari non esente da critiche, ma può essere un timido inizio di apertura a una società realmente inclusiva, non discriminatoria e garante di uguali diritti per tutti. Nella speranza che si giunga a questo risultato il prima possibile, al di fuori di ogni dibattito politico, si dovrebbe lavorare all’unisono in questa direzione.

 

 

Carlotta Sanna