IL CONFRONTO: Letta-Conte

Il periodo politico attuale a alcune caratteristiche che lo possono definire in due modi. Da un lato é evidente che sia grande la confusione sotto il cielo, mentre dall’altro il momento del Big Bang si avvicina sempre più.

Le ultime settimane sono state momenti di anteprima di una evoluzione politica di cui forse non solo i più attenti osservatori sono impavidi spettatori.

Si inizi a considerare il centro-sinistra, che, senza dire grosse fantastorie, esce con alcune remore sulla questione dell’assetto nazionale.

L’assemblea nazionale del PD ha incoronato con una larghissima maggioranza Enrico Letta nuovo segretario. Nel suo intervento ha inquadrato parecchi punti che riflettevano la necessità di un prosieguo abbastanza naturale della prospettiva giallorossa. Nei fatti si intende bene che il suo arrivo sia frutto di un attento ragionamento dall’ex segretario Zingaretti. La linea lungo la quale Letta intende portare il partito racconta alcuni aspetti che probabilmente sono apprezzati da una consistente parte della base e risponde alle esigenze utili alla costituzione di un’alleanza non solo difensiva.

Certamente non è dai resoconti positivi usciti dalle fonti ufficiali sugli incontri che il leader del ha tenuto che la rotta di marcia si afferma. Dietro in realtà c’è un lavoro più complesso. Si intravede la consapevolezza che è vitale distaccarsi dalla narrazione secondo cui serve spostarsi al centro, escludendo la base politica ed elettorale del Movimento 5 Stelle. L’altro tema ancora irrisolto in quel partito, non risolvibile incoronando come capigruppo due donne in passato (o forse non solo) renziane é proprio il rapporto con la cultura dominante del leader di Italia Viva. Il volto di Enrico Letta é una garanzia abbastanza sicura in merito alla discontinuità netta, ma la questione merita una risposta da molto tempo e si chiude con una seria presa di coscienza in grado di rinnegare politiche impopolari e strategie egoistiche di annientamento delle idee.

Una partita interessante si è aperta proprio tra i pentastellati. Grillo, seppur si riproponga con la sua eccentricità, si vuole fare bandiera della nuova natura del Movimento, spingendo Conte. Sulla sponda opposta il fondatore della piattaforma Rousseau si sbraccia con la sua personalità piuttosto arrogante perché il movimento si estranei dall’obiettivo dell’alleanza per lo sviluppo sostenibile e quindi della creazione di un fronte competitivo alle destre. Nonostante che a quel gruppo manchi una organizzazione, si sono avanzate le dinamiche della politica che conosciamo bene. Si sono formati e sviluppati due gruppi di pensiero contrapposti, i governisti e i movimentisti. La consapevolezza di questo però è ancora lontana e non si comprende neanche quanto sia concreta.

L’impegno che entrambe queste forze devono prendersi va proprio nella direzione di un centro-sinistra con una forma precisa, composto da un centro radicale nei temi e nella struttura dallo spazio di una sinistra progressista e popolare che sia capace di raccogliere le idee attorno a pochi valori concreti. Pure la scelta dei due nomi come Enrico Letta e Giuseppe Conte, almeno apparentemente, si dimostra come manifesto per l’archiviazione del renzismo e l’ipotesi di una alleanza innovativa.

Comunque in questo quadro vige una generale aria confusa.

L’unico dato che si conosce, in ogni schieramento, é che la vicenda Draghi non passerà indistinta. E questa notizia non va letta in modo negativo.

Anche a destra le cose non saranno uguali a prima. Soprattutto nella percezione dell’elettorato di centro-destra l’appoggio al governo Draghi non è un aspetto secondario. La Lega salviniana ha raccolto grande consenso nella platea nazionalista e conservatrice ed oggi ha cercato di porsi nella parte esattamente opposta, quella in cui la destra liberale risiede, l’area europeista e popolare. Non si osa esageratamente infatti se si dice che il fenomeno Salvini che ci conosceva fino a pochi mesi fa sta crollando.

Da questa particolare trasformazione il mulino che trae a sé tutta l’acqua è Fratelli d’Italia, fiero della gloria giunta dal gruppo dei Conservatori e Riformisti per Giorgia Meloni. Oggi la destra, apparentemente attrice delle due parti in commedia, si comincia a distinguere nel patrimonio ideologico. La Lega pian piano esce dalla visione di partito pigliatutto e di bandiera assoluta della nuova destra regressiva e Fratelli d’Italia si posiziona con sempre più capacità di accreditarsi. Nel contempo la Lega rinsalda l’amicizia con Forza Italia, che è riuscita a mitigare i malumori riguardo all’alleanza con i leghisti.

Si può delineare uno scenario in cui la Lega si avvia verso un destino che qualcuno all’indomani delle elezioni regionali 2020 immaginava, Fratelli d’Italia si stacca dall’idea di unione assoluta con gli alleati e Forza Italia, finché gode di riconoscibilità, si riafferma come forza delle imprese e di una zona ZTL affezionata ai valori azzurri.

Questo governo non è sicuramente il quadro migliore per la risoluzione di una crisi difficile come questa e non è nemmeno la più emozionante delle cornici in cui vivere una situazione politica di passaggio. Ciononostante, mentre questo esecutivo è in carica, si preparano campi importanti. E non sono solo grandi match di livello nazionale.


Alessandro Ritella