EDITORIALE: Le manette all'Askatasuna non sono la soluzione!

Sedici perquisizioni, quattordici misure cautelari, di cui due in carcere. Questo il bilancio del blitz che questa mattina ha colpito i leader dell'Askatasuna di Torino e di altri Centri Sociali d'Italia.

Le accuse, da quanto si apprende, sarebbero, a vario titolo, di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, danneggiamento, travisamento ed inosservanza dei provvedimenti dell’autorità
Queste sarebbero riferite ai fatti che si sono succeduti in Val di Susa alle manifestazioni contro il Treno Alta Velocità
Secondo la divisione investigativa torinese, i militanti di Askatasuna, insieme ad altri autonomi del nord Italia, erano i registi "degli scontri" che venivano messi in atto durante i cortei in Valle.

Per quanto mi riguarda, sono stato in Valle di Susa a manifestare contro un'opera inutile e che danneggia il nostro Paese sia a livello economico che a livello paesaggistico e naturale. La lotta contro le ingiustizie non si può fermare con le manette. 
I ragazzi di Askatasuna, come moltissimi altri che fanno parte di Centri Sociali in Torino ed in Italia, ogni giorno si mobilitano per diverse cause sociali.

Ad oggi, i centri sociali torinesi, danno casa a centinaia di famiglie sfrattate, offrono aiuto di vario genere a chi non ha reddito, offrono palestre per praticare sport a prezzi popolari ( 10 Euro al mese per praticare sport, praticamente gratuito ), organizzano concerti e danno vita a feste ed eventi per i quartieri all'interno dei quali sono inseriti.
Spesso i quartieri popolati dai centri sociali vengono riqualificati, gli abitanti ne sono contenti mentre le istituzioni no.

Tornando agli scontri in Val di Susa durante le manifestazioni contro il Tav, come diceva Erri De Luca,  "Sabotare, verbo nobile e democratico pronunciato e praticato da Gandhi e Mandela con enormi risultati politici".
Non possiamo pensare che il sabotaggio di un'opera inutile e dannosa possa essere repressa con il carcere. Dall'altra parte siamo consapevoli che ognuno che compia un atto "contro la legge" debba prendersi le proprie responsabilità senza passare per martire.

Non dobbiamo provare pena per chi viene incarcerato per difendere il nostro Paese dalle ingiustizie. Ma dobbiamo essere arrabbiati anche noi. Dobbiamo essere arrabbiati perché quello che queste persone fanno ogni giorno, lo fanno per tutti. Non solo per loro stessi.

Rimango dell'idea che ognuno che compia le proprie azioni deve essere conscio delle conseguenze che essa porta con sé ma allo stesso tempo ribadisco che non potrò mai abituarmi al fatto che chi lotta contro le ingiustizie venga incarcerato per motivi del tutto discutibili.

Per chiudere, aspettiamo di conoscere e di vedere le vere responsabilità di questi ragazzi, ma per il momento mi prendo la responsabilità di dire che rimango "A difesa di chi lotta"!

Gabriele Cannone