EDITORIALE: Innovazione ed elezioni, un binomio possibile

Queste ultime settimane stanno alimentando un dibattito lungo e articolato su una questione che da tempo viene sviscerata in più modi. Da una parte c’è la politica che sia nella maggioranza che all’opposizione sta ponendo al centro il dibattito sul tema specifico. Dall’altra c’è l’opinionismo e tutti quelli che si possono definire gli esperti o i tecnici che stanno dietro alla parte di ragionamento sui temi; si pensi ai costituzionalisti, si pensi ai giuristi, si pensi a tutto il mondo del giornalismo. Il referendum confermativo sulla riduzione dei parlamentari sta toccando molte materie, dalla legge elettorale a una nuova riforma dell’ordinamento dello Stato, ma c’è il rischio che non riesca in termini prettamente politici e squisitamente elettorali ad aprire una sfida politica.

Il recente periodo di dominio assoluto della pandemia virale, dapprima durante la quarantena e in seguito con la lunga e delicata ripartenza, fra i tanti dati che ha lasciato nella nostra realtà ne ha lasciato uno in particolare, cioè la questione innovazione. Era evidente che organizzare assemblee, incontri, riunioni di lavoro con il metodo tradizionale fosse duro e altamente impraticabile per le risapute condizioni di sicurezza e igieniche, però molti enti e anche i partiti politici sono riusciti, con tutti i limiti, a sperimentare una nuova modalità con la videoconferenza. Un aspetto che ha riguardato anche la quotidianità è stato nell’informatizzazione crescente dei sistemi di domanda e conseguente risposta per quanto riguarda misure di sostegno e assistenza ai soggetti più in difficoltà per colpa della crisi sanitaria ed economica. Il messaggio che si vuole sottolineare portando questi due aspetti principali è che più che mai adesso la nostra società vive un periodo di massima tecnologizzazione e in cui la questione di innovare su tutti i livelli gli aspetti della vita civile e democratica diventa necessità.

È evidente che ancora non si può sapere quali saranno i risultati di quella votazione, ma si può prevedere, dato l’atteggiamento generale degli ultimi anni e il clima attuale che anima la maggior parte degli italiani, che sarà una votazione molto particolare. Sia nel caso delle regionali in alcune zone d’Italia sia per tutti gli italiani sarà la prima volta in cui si va a votare dopo l’emergenza sanitaria che ancora adesso mostra i suoi effetti, seppur si debba pensare alla ripresa economica. È probabile che, visti gli aspetti di tutela della salute e di particolari misure di sicurezza, si possa verificare un particolare crollo dell’affluenza. Nella visione sia di questo punto di vista sia delle premesse fatte sopra si deve avere chiara la consapevolezza che è giunto il momento di sperimentare nuove forme di partecipazione alla vita pubblica ed esercizio dei propri diritti. Come spiegato prima, l’attualità vede le vite di tutti, anche di chi è più lontano dalla modernità dei mezzi, coinvolte nel continuo progredire dell’innovazione tecnologica. In questo contesto oggi è una soluzione, accanto alle tante misure adottate in senso preventivo, dare vita a portali che consentano ad ogni cittadino di esprimere la propria opinione, quantomeno in materia referendaria.

La questione dell’innovazione come strumento di partecipazione alla vita sociopolitica è una questione non nuova alle forze politiche; si pensi a chi in questi anni l’ha utilizzata per valutare decisioni importanti oppure per attuare scelte di discussione interna. É chiaro che era un sistema da rivalutare o forse che merita una riflessione più approfondita rispetto a un impulso dettato dalla voglia di innovare, però allo stato dell’arte è una metodologia politica che fa la differenza dopo aver vissuto un periodo dominato dalla distanza sociale e dalla necessità di prevenzione per l’igiene e la sicurezza di tutti.


Alessandro Ritella


31 ago 2020