EDITORIALE: Il Primo Maggio vivrà più del virus.

Tra le tante iniziative e manifestazioni di cui si sente più nostalgia ce n’è una decisamente compromessa. Ogni anno il mese di maggio si apriva con il grande corteo dei lavoratori in moltissime piazze italiane. I tre sindacati CGIL, CISL e UIL organizzavano uno degli eventi più unitari dell’anno raccogliendo le adesioni più convinte da una grande fetta di popolazione.

Viviamo ancora un Primo Maggio segnato dalla pandemia. Forse nel 2021 è un giorno segnato non soltanto dal pessimismo che ha caratterizzato abbondantemente l'anno scorso. Già da qualche mese siamo dentro alla campagna nazionale di vaccinazione, che vede moltissimi al lavoro. Forse è proprio questo l'aspetto più significativo. È la prima volta che la festa del lavoro non vede masse di persone nei luoghi della spensieratezza o della militanza più concreta. Infatti anche per quest'anno non ci sono cortei né pranzi e il concertone del Primo Maggio si terrà a distanza. Bensì quest'anno c'è un altro fatto molto significativo, segno forte dei tempi storici. Si formano file di persone più o meno anziane pronte a ricevere la prima o la seconda dose del vaccino. In quelle sedi sono presenti risorse umane che forse non pensavamo di vedere negli anni scorsi. Non ammettere che gli ultimi decenni hanno visto anche nei confronti del Primo Maggio una mancanza del focus di questa giornata sarebbe fuori dal mondo, però il 2021 è l'anno in cui non è soltanto la filiera delle multinazionali indifferenti dei diritti dei lavoratori a oltrepassare a questo giorno. C'è un sistema che instancabilmente si rende a disposizione sacrificando pure le giornate comandate per il bene del vaccino.

Al netto di questo raccordo umano, la giornata di oggi deve essere il monito che sveglia le coscienze sulle fondamenta della vita di ogni uomo e di ogni donna. Qualche volta si sentono discorsi che vanno nella direzione giusta e dicono che investire sul lavoro è importante perché questo nobilita gli individui e rende onore e virtù alle loro talentuosità

La realtà che si è fatta largo negli ultimi decenni e che oggi sembra difficile smantellare è un’altra. Ancora questo periodo emergenziale ha reso complicata la vita per tutti quei lavoratori più fragili. L’emergenza sanitaria ed economica hanno portato introiti nelle tasche di qualcuno. Ancora una volta ha portato guadagni crescenti a chi si è preoccupato di più di fare fatturato dimenticando i diritti dei dipendenti. Il caso di tutte le piattaforme digitali impegnate nell’e-commerce é agghiacciante. Basti pensare al potente Amazon che ha aumentato la platea dei clienti ma non ha considerato che dietro l’efficienza tanto apprezzata ci fossero degli uomini e delle donne meritevoli di diritti e di tutele.

Questi però non sono stati gli unici lavoratori ad avere pagato un prezzo importante nella crisi. Le nostre strade ancora sono piene di fattorini che girano le nostre città e portano i pasti che più preferiamo direttamente dove li acquistiamo. La pandemia ha triplicato il loro lavoro ma non è portato un nuovo pensiero o una rivisitazione delle politiche aziendali.

L’emergenza che sempre più si appresta a diventare sindemia è stata pagata anche da tutti quei lavoratori che sono stati lasciati a casa. È il caso della Whirlpool di Napoli che solo nello scorso mese di aprile ha chiuso lo stabilimento, nonostante il crescere del fatturato nel 2020.

Questa giornata è il momento giusto perché noi parliamo seriamente di dare diritti e dignità al lavoro nel suo senso più vero. La sospensione o la chiusura di molte attività ha portato a un aumento della domanda di bonus e di redditi straordinari. Questo è stato esponenziale soprattutto per chi già da tempi lontani era consapevole di non tornare più nel proprio posto di lavoro. Molti - forse troppi - sono quegli italiani che vivono grazie ad una card gialla delle Poste italiane oppure grazie ad un sussidio straordinario ad una domanda di disoccupazione prolungata.

Oggi è il momento in cui si devono ricordare non come martiri tutti quegli uomini e quelle donne che rischiano la vita andando a lavorare. In tempi antichi si sarebbero fatte distinzioni tra lavori pericolosi e lavori comodi. In questi mesi abbiamo visto un’altra faccia di questa medaglia. Qualche giorno fa è stato l’attimo della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Questi tempi pongono una sfida nuova, il telelavoro o come si ama dire lo smartworking. La quarantena ha imposto a tantissimi di lavorare da casa. Spesso molti hanno dovuto pagare un prezzo più caro nella fatica di lavorare dalle proprie mura. Le donne hanno dovuto vivere una partita più complicata in questo.

Numerosi dibattiti e tavoli impegnati cercano di analizzare i temi e interpretare risposte al passo con i tempi. Parecchi si domandano come gli uomini del sindacato di un tempo, quelli che rimpiangiamo con affetto, si sarebbero comportati. Ci si chiede in che modo rispondere alla profondità di un problema così critico come quello dell’occupazione e dello sviluppo. Molte risposte sono corrette, alcune sono più interessanti ed altre sono squisite solo a pensarle. È vero quando si dice che c’è bisogno di ricomporre l’unità nel mondo dei lavori. È vero quando si propone che serve rendere i lavoratori soggetti attivi nei tempi e nei luoghi. È utile un aggiornamento dei documenti fondamentali che parlano di lavoro.

Oltre che in tempi straordinari si sta vivendo nell’anno centenario dalla nascita del più grande partito dei lavoratori italiani, il PCI. Quella fu una storia nata sull’importanza del lavoro, sulla lotta per i diritti sociali, sul bisogno di partecipazione attiva e impegnata dei principali attori. In questi mesi ci sono momenti di confronto su come la rappresentanza e la militanza si sono battute perché il lavoro è un diritto fondamentale e sui diritti non si scherza.

La vera rivoluzione che questo nuovo Primo Maggio inedito ci deve lasciare è una coscienza più seria è più attenta sul fatto che il lavoro non è morte, è vita, il lavoro non è di serie A o di serie B, ma tutti hanno una funzione sociale. La cosa più importante è che il Primo Maggio vivrà più del virus. Questo giorno non spazzerà via il ricordo di questa brutta esperienza, ma dovrà essere il motivo per cui serve a orientare l’agenda politica dalla parte giusta. 

 

Alessandro Ritella