EDITORIALE: Europa, madre consapevole o matrigna cattiva?

La giornata di oggi ha una fama particolare, quella di essere una fra le giornate comandate e di ricordo meno ricordate. Addirittura fra gruppi di persone più impegnati c’è un qualcosa che oscilla fra il disinteresse e il disimpegno nei riguardi della giornata di oggi.

Non è un caso che sia proprio la giornata dell’Europa una delle ricorrenze meno conservate nella memoria e meno attese nel calendario. Dietro a questo piccolo spunto di riflessione si può capire molto, ma è meglio non fare troppe pregiudiziali. Se si vuole affrontare una riflessione più concreta si può fare un parallelo fra il 9 maggio 2021 e tutti quelli precedenti. Rispetto agli anni scorsi questo 9 maggio ha un significato diverso. L’Europa politica ha cambiato passo, quasi sembra che questa comunità politica ancora in fase di strutturazione abbia compreso qualche cosa di innovativo dalla pandemia.

Molti amano ricordare fatti politici e sociali importanti con delle date precise, ma la cronistoria a volte diventa uno strumento molto pesante da digerire. Sicuramente il dato più importante tra l’anno scorso e quest’anno è l’importante consiglio europeo dell’estate 2020 che ha parlato di un qualcosa di davvero in edito nel panorama politico. Probabilmente nessuno si sarebbe mai aspettato che l’Unione Europea avrebbe affrontato e praticato la via dell’aiuto finanziario e solidale. Sono entrati nel glossario giornalistico e politico il Recovery Fund, il Recovery Plan - il cui termine è scaduto poche settimane fa -, si è dato un titolo importante come Next Generation EU a molte iniziative di investimenti. La parabola di questa Europa era diventata da molti anni quella dell’austerità, che osserva gli Stati membri con l’unico binocolo del pareggio di bilancio, che commissaria addirittura l’espressione democratica di alcuni stati. In quel contesto, paesi storici, come la Francia e l’Italia, hanno visto l’esplosione di forze nazionaliste e sovraniste alle urne del 2019. Quel 26 maggio Salvini nel nostro paese e la Le Pen dai nostri cugini d’oltralpe hanno sfondato al grido di un’Europa più forte se grosso contenitore di individualismi. Un anno di pandemia ha cambiato addirittura la pelle di una parte dell’elettorato. Nella migliore delle ipotesi lo ha reso più consapevole che non è con la prepotenza e l’arroganza dei soli che si combattono le sfide difficili. Nella peggiore delle ipotesi lo sta accompagnando verso la frangia più estrema.

In un anno di sofferenza questa nostra Europa ha dimostrato non soltanto il volto più incosciente e pazzo della politica e di quella politica che mostra al pubblico non pagante il bisogno di soddisfare l’appetito presente tralasciando l’orizzonte largo. L’Europa è maturata. Non è una bugia quando si fa riferimento al fatto che, nel lontanissimo febbraio 2020, quando l’Italia iniziava a essere colpita dal COVID, molti degli Stati europei più forti ci hanno sbeffeggiati quasi irridendo i primi ammalati. Un caso su tutti è quello spot di origine francese decisamente volgare e raccapricciante che rappresentava un pizzaiolo febbricitante che sputava un microbo sulla pizza. Non è finita lì però la storia. Era arrivata l’estate del 2020 e il nostro paese aveva già conquistato la fiducia della comunità internazionale per le misure adottate per fronteggiare il contagio. In quel mese di luglio il premier Giuseppe Conte riuscì dopo tre giorni delicati e complicati a conquistare una grossa fetta dei fondi di ripresa, quelli che oggi Mario Draghi sta stanziando con il PNRR.

Ricordare i fatti salienti che hanno caratterizzato non solo i traffici economici e finanziari, ma pure l’andamento dell’emergenza sanitaria è la base perché non dimentichiamo che anche noi abbiamo bisogno dell’Europa così come la comunità europea necessita dell’Italia come anello. Per essere forti e decisivi tutti gli stati membri dell’UE hanno bisogno di essere uniti anche se nelle diversità. L’unità europea serve per essere competitivi nel nuovo ordine delle superpotenze, è il fondamento per riuscire a sostenere quei progetti e quell’idea di sviluppo che abbiamo in mente.

Quest’anno la giornata dell’Europa cade esattamente il giorno della festa della mamma. Non so se sia corretto umanizzare l’Europa come una madre e gli Stati membri come la famiglia dalla quale dipendono, ma ciò che è certo è che non è più così autentica la narrazione dell’Europa come una matrigna che impone inconsapevole del dramma dei singoli cittadini. Voler bene all’idea di un’Europa unita vuol dire voler bene anche ad un’Italia più forte, che progetta, che sviluppa, che si impegna. 

 

Alessandro Ritella