EDITORIALE: Centomila morti dopo

Stamattina il Senato ha approvato il disegno di legge che istituisce nella giornata di oggi la "Giornata Nazionale in memoria delle vittime del Covid-19".

Il motivo è legato al fatto che l’anno scorso il 18 marzo fu scattata la tristemente celebre foto che ritrae i camion militari allontanarsi da Bergamo carichi dei feretri dei deceduti a causa del virus. Rimane ancora un’immagine molto forte, una di quelle che si fatica a guardare. Quei camion che trasportavano fuori città centinaia di bare delle vittime della prima ondata, ci costrinsero a ridisegnarci, ci mostrarono il volto più crudo della natura, che ci ha detto chiaramente che, se vuole, può schiacciarci senza pietà. Erano giorni terribili anche per chi non ancora era stato colpito direttamente di persona o tra i propri giri. Il grande senso di responsabilità e la necessità di rimanere lucidi e reattivi ci avevano dato modo di affrontare la grande sofferenza.

La memoria ci riporta a quei giorni in cui siamo diventati consapevoli che la salute, in particolare dei più deboli e vulnerabili, è il valore supremo da difendere. Si iniziava a parlare di sacrifici personali, grandi o piccoli, che in qualche caso sono stati vissuti male e non si poteva evitare il peggio. Si iniziava a sentire di nuove forme di solidarietà collettiva, cenni di una responsabilità condivisa e di dovere civico abbastanza inediti. Altra Voce ne ha raccontato qualcuno anche.

La memoria di tante vite spezzate e il dolore per gli affetti perduti sono ciò che contraddistingue il 18 marzo. C’è sicuramente nel cuore di molti una grande commozione che si traduce nel silenzio, quello dell’attesa di raccontare la vittoria ai nostri cari una volta superato il traguardo.

E la giornata di oggi viene istituita nel momento in cui tutto il mondo sta combattendo contro il COVID. Potrebbero esserci due significati: il primo è che all’oggi la via d’uscita è più vicina grazie al vaccino; il secondo è che c’è una ragione umana, la mancanza di un saluto a chi ci ha lasciato in questi mesi e lo stimolo che la battaglia si può vincere.

Non è un caso se nel nostro paese questa dedica è fissata nel giorno dopo l’Unità d’Italia. È stato un periodo che richiamava il bisogno di unirsi tra cittadini, tra generazioni, tra uomini e donne. È sicuramente un periodo che ci deve richiamare all’alleanza umanistica, soprattutto quando si ragiona sull’uscita da questa crisi tremenda, che tocca gli aspetti sanitari e quelli finanziari, che ci ha suggerito di svegliarsi sull’agenda delle priorità. Questa pandemia non deve lasciare nessuno immobile, non si può restare immutati.

Il male della natura e del destino devono essere la sveglia per un cambio di passo, un modo alternativo di leggere, studiare e vivere la realtà.

 

 

Alessandro Ritella