EDITORIALE: 40 anni fa la strage di Bologna!

Oggi è l’anniversario di un attentato ignobile alla democrazia, oltre che alla vita di persone innocenti. Ricorre oggi il quarantesimo dalla strage della stazione di Bologna, una ferita dolorosa non solo nell'esistenza di tutti coloro che persero i propri cari in quell'occasione, ma della storia dell'Italia democratica. L'orologio della stazione di Bologna, fermo sulle 10:25 da quel 2 agosto, porta sempre alla mente il tragico destino di quelle 85 vittime e dei 200 feriti, dei loro parenti e conoscenti. Fu anche quello un momento da cui la nostra democrazia si è rialzata e resa più forte di chi mise in atto quella strage, tentando di sabotarla. Si è dimostrata come uno di quegli eventi che hanno sconvolto i bolognesi e gli italiani di quei giorni, ma che ci hanno dato modo di valorizzare i nostri principi.

Dopo quarant’anni da quella mattina rimangono interrogativi e zone d'ombra, come aspettative di giustizia ancora insoddisfatte, di fronte alle quali si deve rispondere con rispetto per chi si è sacrificato. Sempre sotto la determinazione e la non rassegnazione di fronte all’aggressione e alla viltà, il Comitato di solidarietà alle vittime delle stragi e dell'associazione tra i familiari delle vittime della strage della stazione di Bologna si è mosso e non interrompe la sua battaglia di giustizia. 

Il ricordo di quella terribile strage e del sacrificio di molti nostri concittadini non devono rimanere nel silenzio di alcune pagine nei libri di storia, ma essere stimolo per un atteggiamento diverso e controtendente rispetto alla retorica della violenza e dell’illiberalità. È una pagina utile per i giovani, perché la democrazia non è un valore scontato, ma è esposto a ricorrenti minacce ed è proprio grazie alla formazione di uno spirito giusto e con valori solidi che si può guidare una società.

La strage di Bologna ci insegna che c’è sempre bisogno di difendere la democrazia non solo quando viene attaccata da chi rivendica pieni poteri o richiama a ideologie fasulle e antiliberali. I martiri di quella mattina sono uno dei moniti più grandi perché il rispetto e l’amore per la democrazia permanga sempre nella società.

La reazione più incisiva fu però nell’animo e nel cuore di centinaia di bolognesi che resistettero alla tentazione di vendetta o alla curiosità di vedere dove era stato il grande scoppio - atteggiamento che invece oggi troppi di noi continuano a conservare anche per le cose più innocue - e si misero a far cordone, mano nella mano, per far passare i mezzi di soccorso, gli autobus urbani che già caricavano centinaia di feriti.

Qualche giorno dopo una piazza strapiena si vedeva da quella città, in cui si poteva pensare “qui può succedere di tutto”, il sindaco di allora la tenne con parole semplici, vere, sobrie. Quel giorno la vendetta faceva posto al desiderio di continuo della democrazia, di riconoscenza nelle istituzioni contro chi per fanatismo di Orte strappava la vita a degli innocenti, dei fratelli, delle vite in erba. Altre vite spezzate in un periodo drammatico che mostrava solo bombe, bombe da tutte le parti. Un terrore che è stato piegato da una democrazia sostenuta dai giusti anticorpi e da istituzioni che di fronte ai barbari non si fermarono.  

Alessandro Ritella