EDITORIALE: 1 anno del ministro Speranza, la Sanità tra il Covid e un nuovo rilancio

Questo inizio del mese, tra le tante, ha visto un anniversario abbastanza fondamentale da ricordare quando si deve ricostruire non solo la cronaca politica, ma pure la lettura di certi dati. Il 5 settembre scorso infatti la compagine di governo giallorossa, ovvero il governo PD-M5S-LeU (Articolo Uno e Sinistra Italiana) ha compiuto un anno dalla sua formazione. Da una parte si può affermare come questo sia un primo tassello per una ricostruzione politica di un campo plurale e alternativo, almeno all’apparenza; dall’altra, guardando la pura oggettività, si può dire che é il governo giusto (seppur non perfetto) al momento giusto.

Un settore che ha pervaso l’attenzione dell’agenda politica di questo governo sta nella sanità e l’intento che muove questo editoriale è proprio valutare il processo in corso all’interno del progetto sulla sanità nella persona del ministro Roberto Speranza

Al momento della nomina, era stato criticato in quanto nella sua esperienza non è mai stato impegnato in prima persona su questo versante e in maggiori polemici ricominciavano a esibire la notissima retorica notissima retorica e sui titoli. A questo punto di vista si può semplicemente rispondere con il modello di gestione dell’emergenza sanitaria ancora in corso, in cui il ministro ha scelto sempre di farsi affiancare da esperti degli staff e da esperti nei comitati. Nei fatti un ministro serio non deve essere espressione di una parte o riferimento di una categoria, ma, grazie alla collaborazione di chi lo circonda, deve riuscire a segnare il punto e riportare il centro della questione sul Servizio Sanitario Nazionale, dunque sul sistema pubblico. Sin dai primi giorni di mandato Roberto Speranza ministro della salute si è mosso con una bussola precisa con due punti cardinali, uno di metodo e uno di merito: il primo è nell’essere rimasto un politico novecentesco, che tenta la mediazione e che lavora non come un capo del proprio ambito, ma che segue il lavoro di squadra e della collaborazione; il secondo sta nel perseguire una linea politica e di azione rispettosa dell’articolo 32 della Costituzione e dell’importanza del SSN. Si pensi come atti concreti all’abolizione del superticket - in vigore dal primo settembre -, al raddoppio degli investimenti nella manovra di bilancio 2020 sulla sanità pubblica con 2 miliardi su edilizia e altri 2 su Fondo Sanitario Nazionale. Durante la fase due si è riusciti a collocare 3.250.000.000 di euro - pari al peso di due leggi finanziarie - ancora per rafforzare la medicina territoriale e attuare un piano soprattutto in merito al contrasto alla pandemia virale. In un anno, complice anche la vicenda del Covid, è riuscito ad avere una credibilità tale da essere riconosciuti come modello in ambito sanitario.

Si può dire che questo primo anno come ministro della salute per Roberto Speranza è stato un anno di lavoro concretamente impegnato e di riconoscibilità meritata. Ma ora non basta.

Ora serve una presa di coscienza attiva su alcune questioni che il Covid ha fatto scoppiare e le ha fatte emergere non solo sul piano delle competenze nel merito, ma anche dal punto di vista più prettamente specifico. Sotto il profilo della competenza diretta la vicenda coronavirus ha evidenziato l’urgenza di ridefinire nel rapporto fra Stato ed enti locali le competenze specifiche su tutti gli ambiti e soprattutto in quello sanitario che deve essere capace di prevedere momenti complicati come quello vissuto. Al netto di questo serve lavorare per ridurre e limitare il processo di aziendalizzazione, quale uno dei principali responsabili della logica dei tagli, dei budget impostati sulla limitazione della domanda, che hanno provocato l'impoverimento dei servizi sanitari territoriali e mostrano dei limiti nei riguardi del diritto costituzionale alle cure. Dentro a questo sistema c’è la necessità di rivalutare il ruolo dei direttori che allo stato attuale mostrano il limite nella ricerca di riposizionamenti nel sistema sanitario privato in contrasto con la crescita di sistemi territoriali equilibrati e gestiti su principi di responsabilità e non di affiliazione. Serve affrontare con attenzione il tema del diritto all'assistenza e alla cura nell'ambito di un sistema integrato sanitario assistenziale delle persone non autosufficienti, per esempio riguardo ai casi di cronicità. É indispensabile anche nel merito delle questioni sanitarie toccare il discorso sull’innovazione, dato il fatto che le tecnologie si dimostrano sempre più disponibili e con costi sostenibili, nei metodi e per la prevenzione. Va detto che su questo come misura di contrasto al Covid si è avviato un lavoro di questo tipo. Dentro a un nuovo rilancio una funzione nevralgica deve essere assunta dal rafforzamento della medicina territoriale. I soldi che arriveranno dal Fondo Salvastati possono avere una risposta efficace se investiti nel modo corretto e se utilizzati a sostegno della medicina territoriale e dei medici di base come più vicini agganci nel rapporto tra paziente e Sistema Sanitario.

Il rapporto, che questo lungo periodo ci sta mostrando, è ormai rovesciato: l’economia non è padrona dello Stato. Un nuovo rilancio del Sistema Sanitario può vedere la luce più serenamente se si ha il coraggio di partire da questo presupposto: sono i bisogni e le necessità fondamentali delle persone a dover essere nell’interesse e nell’agenda politica di un buon governo.

Questo coraggio può essere dimostrato.


Alessandro Ritella


11 set 2020