DIRITTO IN PILLOLE: "Sono stato offeso" - Diffamazione, Ingiuria o Calunnia?

Molto spesso i termini diffamazione, ingiuria o calunnia vengono utilizzati come fossero sinonimi. In realtà, anche se nella percezione comune possono apparire simili, indicano fattispecie di illecito assolutamente diverse e pertanto non vanno confuse, nonostante possano comportare una condanna penale e l'obbligo al risarcimento dei danni.

La diffamazione, ai sensi dell’articolo 595 del codice penale, consiste nel comportamento di colui il quale offenda innanzi a terzi l’altrui reputazione. Sono le cosiddette maledicenze, dette alle spalle di altri. Il bene giuridico tutelato dalla norma incriminatrice è la reputazione, intesa come credibilità che un determinato soggetto ha all’interno di un gruppo sociale. Tuttavia, affinché sussista il reato di diffamazione devono concorrere tre requisiti: l’assenza dell’offeso, poiché se presente sussisterà il reato di ingiuria, l’offesa all’altrui reputazione e la comunicazione a più persone. Quindi non sussiste il reato in esame qualora il fatto sia stato comunicato a una persona solamente, pur potendosi certamente richiedere il risarcimento del danno in sede civile. È bene chiarire che la persona diffamata non deve essere necessariamente indicata nominativamente, essendo a tal fine sufficiente che sia individuabile agevolmente e con certezza, anche per esclusione tra una data categoria di persone.

Bisogna chiedersi se qualsiasi attacco all’altrui sfera morale costituisca diffamazione: la risposta è negativa in quanto bisogna constatare che la nostra Costituzione riconosce, quali connotati del diritto di libera manifestazione del pensiero — ai sensi dell’art. 21 della Costituzione — il diritto di cronaca e di critica. Il diritto di cronaca si concretizza nella narrazione di fatti, i quali devono rispondere ai requsiti di veridicità, correttezza espressiva e rilevanza sociale della notizia, mentre il diritto di critica consiste in un giudizio o un’opinione che non potrà mai essere meticolosamente obiettiva, purché sia espressivamente corretto. Vi è anche il diritto di satira che — secondo quanto statuito dalla Corte di Cassazione— “costituisce una modalità del diritto di critica e può realizzarsi anche mediante l’immagine artistica — come accade per la vignetta o per la caricatura — consistenti nella consapevole ed accentuata alterazione dei tratti somatici, morali e comportamentali della persona ritratta”.

Per quanto concerne l’ingiuria, invece, fino a non troppi anni fa, per poterla definire, ci si rifaceva all’articolo 594, ora abrogato, che sanzionava “chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente”. Non a caso, tale fattispecie era prevista tra i delitti contro l’onore, insieme alla diffamazione. Nel 2016 l’articolo del codice penale che puniva l’ingiuria è stato abrogato. Ne risulta quindi la depenalizzazione del reato, degradandolo in tal modo a un illecito civile cui corrisponde una sanzione pecuniaria civile, ora di competenza del giudice civile. Tuttavia, il significato dell’illecito rimane sostanzialmente lo stesso. È bene chiarire che vi sono ipotesi in cui, pur essendoci ingiuria, la sanzione può essere esclusa: ciò accade, ad esempio, quando esse sono reciproche o se l’offesa è determinata da uno stato d’ira, determinato da un fatto ingiusto di altri; se l’ingiuria avviene immediatamente dopo il fatto ingiusto, la pena può essere esclusa.

La calunnia, disciplinata dall’articolo 368 del codice penale, si concretizza ogni qualvolta il colpevole attribuisca alla persona offesa la commissione di un reato, nonostante sia consapevole dell’innocenza del soggetto. Affinché si possa realizzare il reato in esame è necessario che l’accusa ad un terzo di aver commesso il delitto sia fatta con dolo e realizzata mediante denuncia, querela o altro mezzo idoneo a informare l’autorità giudiziaria circa la commissione del reato. Più precisamente, si tratta di un reato contro l’amministrazione della giustizia, e non un delitto contro la persona. Esso presuppone che, a seguito di una falsa denuncia, la macchina dell’attività giudiziaria si sia messa in moto, avviando inutilmente un’attività di indagine ed un procedimento penale poi rivelatosi infondato. Anche in ragione di ciò, la calunnia è un reato decisamente più grave della diffamazione, e prevede una pena più severa.

Alessandra Ferreri