DIRITTO IN PILLOLE: La giustizia ai tempi del Coronavirus

Tempi duri anche per il sistema giudiziario: la situazione di profonda emergenza sanitaria ed economica che il nostro Paese sta attraversando ha inciso anche sul versante della giustizia, rendendo urgenti gli interventi normativi straordinari su tale settore.

È stato infatti approvato il 6 aprile 2020 dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, un nuovo stop per i processi e la sospensione del decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali.

Tale sospensione, secondo quanto statuito dal decreto Cura Italia, è attualmente prorogata sino all’11 maggio, ma sarebbe dovuta terminare il 15 aprile.

Il ministro guardasigilli ha voluto porre in essere tale misura per evitare il rischio — che si sarebbe creato con la piena apertura dei tribunali — di esporre gli utenti della giustizia al rischio di contagio, data l’assenza di adeguati meccanismi di protezione.

Per quanto riguarda il settore penale, sono esclusi dalla sospensione i soli processi urgenti, che si svolgono da remoto grazie all’ausilio delle tecnologie informatiche.

Inoltre, la sospensione non si applica ai procedimenti penali in cui i termini massimi di custodia cautelare vengano a scadenza nei sei mesi successivi all’11 maggio, a prescindere dalla richiesta che ne faccia l’imputato in custodia cautelare.

Al contrario, nessun rinvio per quanto concerne i giudizi amministrativi: le udienze dovrebbero riprendere a tutti gli effetti dal 16 aprile, grazie al funzionamento del processo amministrativo telematico: la trattazione della causa è scritta con collegamento da remoto per i magistrati, nel tentativo di evitare l’accumularsi di un arretrato difficile da eliminare. Viene esclusivamente disposta la sospensione del termine per la proposizione dei ricorsi fino al 3 maggio.

In conclusione possiamo dire che la ragione giustificatrice di tali disposizioni, deve essere individuata nella volontà del legislatore di garantire, per tutti i consociati, un fondamentale diritto costituzionale posto in pericolo dalla emergenza sanitaria, ossia il diritto alla salute, con correlativa compromissione di altri principi disciplinati dalla Carta costituzionale, come “il diritto di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi” (articolo 24).

Alessandra Ferreri.