CORONAVIRUS: La storia del ciclista a domicilio

La fase uno ha mostrato tanti volti diversi della generosità e anche molte concezioni diverse che spingevano chi si è impegnato in modo spontaneo e solidaristico per gli altri. Oltre ad associazioni, gruppi organizzati ed enti ecclesiali, ci sono state manifestazioni di affetto (si potrebbe dire) molto più dal basso e proprio per questo più nascoste. In alcuni casi sono tentativi per emergere ma quando si crede in quello che si fa si capisce che non si può stare solo a guardare.

Uno che non è rimasto fermo a guardare é il collegnese Umberto Marengo, ciclista che ha ottenuto risultati importanti in campionati regionali e provinciali.
Altra Voce lo ha ascoltato.

Umberto, come nasce la tua volontà di essere ciclista?
La mia passione per il ciclismo è nata da piccolo perché mia nonna andava in bici. Essendo che passavo gran parte del mio tempo con i miei nonni in campagna, partire la mattina e rientrare nel pomeriggio, questo oggetto mi ha sempre incuriosito. Mio padre anche andava in bici come amatore prima della mia nascita. Crescendo, ho iniziato a chiedere alla mia famiglia di poter iniziare partecipando a una gara di bambini che passava proprio di fronte a casa dei miei nonni.

Ti ha già dato soddisfazioni questa tua passione?
Come dilettante ho vinto parecchie corse. Da professionista, seppur sia solo un anno che lo sono, ho vinto una corsa l’anno scorso.

Passando al servizio che hai concretizzato per questa emergenza, é nata da un tuo desiderio o sei attivo nel volontariato?
La scelta di contribuire, affiancando alcuni amici commercianti, è nata spontaneamente. Quando mi sono reso conto che per comprare alcuni beni primari occorreva chiamare il negozio, mi sono detto perché non provare a chiedere se posso dare una mano a portare le cibarie dalle persone. Essendo ciclista, il mio desiderio era farlo andando in bici. Una volta che mi è venuta l’idea sono andato da un mio amico proprietario di una gelateria e gliene ho parlato. Lui consegnava a domicilio, mi ha detto che potevo collaborare e, anche grazie all’aiuto del sindaco, abbiamo elaborato l’iniziativa. Faccio riferimento a due negozi, una gelateria e un piccolo alimentari. Faccio 20/30 consegne al giorno e non riesco a consegnare a più di due negozi.

Ti ha mai chiamato qualcuno personalmente?
No. La gente chiama i negozianti. Sono tutti prevalentemente di Collegno.

Questa esperienza che cosa ti lascia umanamente?
Ho vissuto il virus più a contatto con le persone e non semplicemente grazie ai mezzi di informazione. L’impatto è molto diverso. Da chiunque vai trovi una situazione diversa. Chi ha più paura, chi ne ha meno. Chi è più spaventata, chi meno. È comunque rischioso, ma un modo diverso di vivere un momento come questo.

E non si può non essere d’accordo con Umberto Marengo. È tutta un’altra cosa vedere da lontano quello che accade e rimanere fermi, magari proponendo azioni diverse nella gestione dell’emergenza e invece capire gli altri e provare ad aiutarli con la propria disponibilità.

Alessandro Ritella