CIRO GRILLO: Lo stupro non è giustificabile. Mai.

Il tema della violenza e della sottomissione in toto della donna alla prepotenza maschile è una questione che tocca tutte le coscienze. In questi tempi difficili lo fa in modo più netto. Si pensi a tutte quelle situazioni difficili in cui abbiamo sentito storie di donne vittime che non potevano per ragioni involontarie vivere nel luogo del terrore. Queste ultime ore i giornali hanno avuto l’onere di ospitare sulle loro pagine la vicenda del figlio di Beppe Grillo colpevole di aver stuprato una diciannovenne.

Nel 2019 in Costa Smeralda infatti Ciro Grillo e tre suoi amici, in una notte di luglio, avrebbero violentato una ragazza, che, ascoltata dalla procura, inizialmente non ha denunciato i fatti accaduti ma ha atteso il rientro a casa per farlo e raccontare che cosa fosse successo quella notte.

Le reazioni alla difesa di papà Grillo sono state, come immaginabile, le più disparate accanto a quelle realmente coscienti. C’è qualcuno che, facendo la voce più grossa, sta cercando di strumentalizzare politicamente le giustificazioni del fondatore del M5S, ma le parole che sono uscite sono la conferma che una parte della politica è capace pure a mescolare le idee con i “panni sporchi che si lavano in famiglia”.

Nel video che ha pubblicato, Beppe Grillo fa il padre e non lo fa nel migliore dei modi. Mette in scena un dolore difficile da comprendere, vista la gravità della circostanza. I toni potenti e talvolta prepotenti che il comico genovese ha usato sono parte forse del suo personaggio, ma neppure questo deve essere un giustificare la delusione di chi cresce il proprio figlio ragionevolmente con alcuni valori.

La lotta alla violenza e al sopruso nei confronti delle donne deve essere una viva manifestazione di un impegno politico ed anche la giustificazione che Grillo infuriato dà non passa così facilmente.

Essere semplicemente quattro coglioni” e non “stupratori seriali” rimane un atteggiamento che non deve lasciarci spettatori inosservanti. Dietro al sopruso anche più banale c’è quel velo di maschilismo e di istinto sbagliato. Non sono cose da sottovalutare o da prendere sottogamba. Troppo spesso fra ragazzi si usano toni solenni di un patriarcalismo becero che va annullato. Si deve avere coscienza di questa situazione, soprattutto quando l’aggressività nei confronti di una ragazza sfocia in episodi più crudi e drammatici, come quello del ragazzo veronese studente e lavoratore sfregiato perché ha difeso una coetanea indifesa da una minaccia violenta.

Quanto alle sterili polemiche politiche, non servono gli appelli all’umanità fatti da alcuni esponenti politici notoriamente anti-Cinque Stelle desiderosi di avere la più succulenta delle anse per parlar male e mostrare una realtà più complessa. A questi si può solo ricordare quando il re del bunga-bunga metteva in imbarazzo donne giovani e piacenti di fronte ai pubblici durante i comizi. Ad altri, in particolar modo a molti commentatori, non ritorniamo indietro sulle politiche stanno provando a tenere il passo. La politica pentastellata ha dimostrato di essere di più di tutti quei vaffa e di tutte quelle grida. In queste ore diverse donne in prima linea sin dagli albori dell’attività parlamentare di quell’area hanno preso le distanze ricordando l’impegno attivo nell’azione esecutiva.

La conclusione di questa vicenda dovrà essere un compito della magistratura e non del solito sistema che ha già fatto le scarpe a Conte per il desiderio dei miliardi europei. Alla giustizia spetta la valutazione del caso e le misure necessarie, mentre alla politica serve un impegno perché un certo tipo di cultura non predomini sulla sfera sociale.

 

 

Alessandro Ritella