ATTENTATO: 6 anni fa veniva uccisa la libertà!

Sono passati sei anni da quella terribile mattinata di inverno, ma per chi lavora nel mondo del giornalismo sembra successo tutto ieri.

Una mattina qualunque, una mattina di lavoro in redazione. Preme la frenesia, l'ansia, le urla, bisogna scrivere, scrivere, scrivere.
Ma alle 11.30 qualcuno di inatteso irrompe in ufficio e fa una strage.

E' iniziato così l'incubo di Charlie Hebdo, il giornale satirico francese che, come tutti sappiamo, non ha mai risparmiato nessuno.
Nell'attacco rimasero uccise 12 persone mentre 11 vennero ferite. 12 vite spezzate in nome del fanatismo, dell'indottrinamento.

Ma in quella giornata di gennaio non furono solo uccise 12 persone. Fu ucciso il diritto di parola. Il diritto di satira. Il diritto a fare un giornalismo libero, senza schieramenti obbligati e, soprattutto, senza paura.

Sparare ai giornalisti significa uccidere l'unico strumento di libertà vera che esiste in un sistema democratico. Unico strumento di dissenso. Unica arma di difesa dalle fakenews e dall'ignoranza.
E forse, è stato proprio questo a portare i killer ad uccidere. La paura che un giornale libero potesse mettere in difficoltà un movimento folle e scellerato che stava prendendo piede in medio-oriente e che voleva l'occidente dalla sua parte. Il loro unico modo per creare consenso era uccidere i dissidenti.

Sono passati sei anni ma ancora oggi non capiamo l'importanza di avere un giornalismo libero, puro e senza paura.

Negli ultimi anni, anche in Italia, sono stati tantissimi gli attacchi a giornalisti e testate giornalistiche. Pensiamo a quelli portati dalle forze di estrema destra ( Forza Nuova in primis ) a Repubblica e L'Espresso per le loro inchieste che portavano alla luce le malefatte di un partito politico che ancora oggi cerca consenso con la violenza e nasconde dietro le bandiere nere accordi economici e molto, troppo, altro ( per saperne di più vi riportiamo all'articolo de L'Espresso ). Pensiamo all'aggressione da parte di Roberto Spada ( oggi condannato all'ergastolo per associazione di stampo mafioso ) contro il giornalista della Rai Daniele Piervincenzi rompendogli il naso e il suo operatore Edoardo Anselmi ad Ostia.

E questi sono solo alcuni dei fatti che potremmo raccontare. Bombe carta, proiettili in buste da lettera, minacce, auto bruciate, etc.

Mafia, politica, gruppi di destra, estremisti, cani sciolti. Questi sono i personaggi che hanno paura del giornalismo. Di quel giornalismo che lavora in maniera libera e cerca di dare un'informazione senza avere paura di ritorsioni.

Abbiamo aperto questo giornale in un periodo di difficoltà per il mondo dell'informazione. Un periodo in cui vincono le fakenews e i giornali che vivono di notizie clickbait che fanno effetto sulla pancia delle persone.
Abbiamo lanciato questo progetto per un motivo molto semplice: provare a dare una risposta a tutti coloro che credono ancora in un giornalismo libero, un giornalismo che approfondisce le notizie e che non cerca di correre dietro alle notizie becere.
Abbiamo speso le nostre energie per questo progetto per creare una possibilità per tutti quei giovani e meno giovani che hanno voglia di mettersi in gioco in un mondo difficile che che rimane il più bello del mondo.

Saremo sicuramente una goccia nel mare, ma noi ci crediamo e cerchiamo di spendere più energie possibili per continuare a raccontare alle persone i temi più importanti senza paura di ritorsioni.
Il giornalismo è libertà e noi la libertà la amiamo e la difenderemo sempre.

Gabriele Cannone